|
|
IvanPerriera.com |
|
Ivan Perriera è:
|
Capodanno in Marocco: fra le città imperiali ed il deserto di Merzouga di seguito al video programma e commenti
clicca qui per vedere le foto dei miei viaggi clicca qui per vedere i commenti al viaggio clicca qui per vedere il resoconto del viaggio
Un viaggio entusiasmante che si snoderà fra dune del deserto, montagne dell’Atlante, città imperiali e coste frastagliate.
PROGRAMMA giorno 20 mattina Vado Ligure (SV) alle 10,00 ci si imbarcherà, per partenza alle 12,00, alla volta di TANGERI e la nave impiegherà 48 ore. Sistemazione in cabina e pranzi a bordo e colazione compresi.
Giorno 20, 21 e 22 dicembre Giornate di trasferimento in nave, per raggiungere il porto di Tangeri. All'arrivo in Marocco ricordarsi di spostare gli orologi un ora indietro. Sbrigate le formalità doganali, ci sposteremo in direzione di Chefchaouen, piccolo “gioiello” situata in un ampia valle tra i Monti del Rif. Da qui ci sposteremo verso Volubilis. Pernottamento in campeggio.
Giorno 23 dicembre Visiteremo il sito archeologico di Volubilis (antica città romana), il più grande e meglio conservato, dichiarato Patrimonio dell' Umanità dall' Unesco, dove potremo vedere i magnifici mosaici lasciati nel posto in cui si trovavano in origine e la pittoresca città di Moulay Idriss, una delle più importanti mete di pellegrinaggio del paese, aperta anche ai non mussulmani, che però non possono entrare nelle moschee e nei santuari. Raggiunta Meknes ci sistemeremo in campeggio. Giorno 24 dicembre Visita di Meknes, ribattezzata la Versailles del Marocco, attraverso le strette e tortuose stradine della medina per ammirare i grandiosi edifici della città imperiale. Qui tutto rispecchia la sua antica funzione di centro del sultanato del Marocco. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio raggiungeremo la vicina Fes, definita città simbolo del Marocco, è la più antica delle città imperiali. La medina di Fes el-Bali (vecchia Fes) è una delle più grandi città medievali ancora esistenti al mondo. I suoi vicoli stretti e tortuosi nascondono centinaia di bazar coperti, traboccanti di ogni genere di negozi di artigianato. Si susseguono decine di Mederse, Moschee, scuole coraniche, concerie ed enormi vasche per la tintura. La ville nouvelle contrasta fortemente con la città vecchia, con i suoi eleganti viali costeggiati da caffè e da gente a passeggio, tanto da avere l' impressione di trovarsi nella Francia meridionale piuttosto che in Africa. Cena in ristorante. Pernottamento in campeggio Giorno 25 dicembre Mattinata dedicata ancora a Fes (a meno che non avremo finito la visita il giorno prima). Partiremo per Ifrane, con le sue case dal tetto rosso, le aiuole fiorite e i suoi parchi pieni di laghetti sarà la prima tappa del giorno, seguita da Arfou, allegra e tranquilla cittadina berbera circondata da boschi di pini e di cedri. Attraverseremo la foresta dei cedri, abitata dalle bertucce bianche, una delle zone verdi più belle del Medio Atlante fino a giungere a Midelt dove trascorreremo la notte in campeggio. Giorno 26 dicembre Passando per Er Rachida giungeremo ad Erfoud (da Fes km. 380), la prima oasi del deserto e successivamente a Merzouga, dove ci attende l'unico erg sahariano del Marocco, cioè un enorme distesa di dune di sabbia tipiche del deserto algerino a bordo di jeep 4x4. Escursione a bordo di cammelli per ammirare il tramonto in un paesaggio magico e dai mille colori che solo la sabbia sa regalare. Pernottamento in area di campeggio Giorno 27 dicembreRipartiremo per Tinerhir, costeggiando i suoi palmeti, dove troveremo la deviazione per la spettacolare Valle del Todra. In fondo ad una valle disseminata di incredibili palmeti e villaggi berberi, si trova la gola da cui fuoriesce un fiume dall' acqua cristallina. Questa profonda fenditura nell' altopiano, divide l' Alto Atlante dal Jebel Sharo e nel suo punto più stretto raggiunge un' altezza di 300 metri. Pernottamento in campeggio Giorno 28 dicembre Percorrendo 50 km di spazi infiniti, colori, riflessi e soprattutto silenzio, arriveremo a Boumalne du Dades dove imboccheremo la deviazione per le gole del Dades, proseguendo fin dove la strada ce lo permetterà. Riprenderemo la “Strada delle mille Kasbah” fermandoci a Skoura, la città delle rose. Prima di raggiungere Ouarzazate (Da Erfoud km. 370) faremo visita alla Kasbah di Taourit, la Kasbah più grande della zona. Pernottamento in campeggio. Giorno 29 dicembre Partiremo per Zagorà attraverso la magica Valle del Draa, un susseguirsi multicolore di palmeti, Kasbah e villaggi berberi. Rientro in serata ad Ouarzazate (Da Ouarzazate-Zagora-Ouarzazate km. 340). Pernottamento in campeggio. Giorno 30 dicembre Sulla strada che ci condurrà a Marrakech, troveremo la deviazione per Ait Benhaddou, una delle kasbah più esotiche e meglio conservate di tutta la regione dell' Atlante, utilizzata come set in una ventina di film, tra cui Lawrence d' Arabia, Gesù di Nazareth e Il Gladiatore. Attraversando boschi di querce, noci ed oleandri, giungeremo al paese di Taddert, da qui la strada si inerpica velocemente fino al passo di Tizi n'Tichka dove godremo di un panorama veramente splendido sul paesaggio lunare dell' Anti Atlante e più in la del deserto. Pernottamento in campeggio a Marrakech (km. giornalieri 201).
Giorno 31 dicembre - 01 gennaio Giornate interamente dedicate alla scoperta della più “magica” delle città imperiali. La medina, la folla, la lingua incomprensibile, le donne velate, i giocolieri e gli incantatori di serpenti fanno della piazza Djmaa El Fnaa un vero spettacolo all' aperto. 1 Pranzo in ristorante. Visiteremo il Minareto della Koutoubia (esterno), le Tombe Saadiane, il Palazzo Bahia, la Medersa Ben Youssef, la Koubba Almoravide (il più antico monumento della città) e i giardini delle Majorelle e il museo, Cena di Capodanno con spettacolo. Pernottamento in campeggio. Giorno 2 gennaio Passando per Safi, Raggiungeremo Oualidia, la Saint-Tropez del Marocco, tranquillo villaggio di pescatori, che abbraccia il margine di una magnifica laguna a forma di mezzaluna. Pranzo in ristorante. Dopo pranzo andremo verso Casablanca per una veloce visita e notte in campeggio (km. giornalieri 282). Giorno 3 gennaio Visita veloce di Casablanca. Pranzo in ristorante. Raggiungeremo poi Rabat (km. giornalieri 79) - Notte in Campeggio Giorno 4 gennaio Raggiunta la città imperiale di Rabat, visiteremo la Kasbah degli Oudaia, la Torre di Hassan, il Mausoleo di Mohammed V, il Palazzo Reale (esterno), il tranquillo souq. Pranzo in ristorante. Pernottamento in campeggio. Giorno 5 gennaio Ripreso il cammino verso nord, faremo sosta a Larache, “gioiellino” portoghese rimasto intatto dall' assalto dei turisti, con la sua Medina diroccata. Pranzo in ristorante. Arriveremo poi ad Asilah, la portoghese, racchiusa in una cinta muraria che ospita una deliziosa e tranquilla Medina, arricchita di murales colorati. Un altro volto del Marocco che stupirà piacevolmente. Pernottamento in campeggio.
Giorno 6-7-8 gennaio Trasferimento per il porto di Tangeri (Da Rabat km. 281) dove svolgeremo le formalità doganali di uscita. Imbarco nave per il rientro al porto di Savona.
I colori del MAROCCO
(primo gruppo) Libia, Russia, e Capodanno in Marocco, 60 giorni insieme a Ivan in 385 giorni (dal 20 dic. 05 al 10 genn. 07) e, proprio come sta scritto sulla fiancata del mio camper, “Vita da leoni”, sono stati 60 giorni passati da Leone. Se chiudo gli occhi, mi passano immagini meravigliose, e allora titolerei il viaggio e questo articolo “I colori del Marocco”, già perché i colori ci sono tutti con preponderanza dei toni caldi che si abbinano ai sentimenti di amore, di curiosità, di simpatia, di felicità,di amicizia. Senza queste cose… chi resta insieme ad un gruppo numeroso ed eterogeneo 60 giorni in un anno? Raggiunta Tangeri con mezza giornata di ritardo (abbiamo saputo poi che è la normalità), le operazioni doganali sono state abbastanza veloci, grazie all’assistenza di Abdul e Mohamed, le nostre guide che ci accompagneranno per tutto il viaggio, e poi via nel pieno della notte. Che peccato percorrere i primi 200 chilometri in terrà sconosciuta, al buio, però c’era da recuperare la mezza giornata passata in mare. In ogni caso un buon battesimo, e anche I° Comunione e Cresima, per i nuovi equipaggi: la lunga coda di luci di 21 camper, le comunicazioni radio, ubbidire a chi ti dice “strada libera, sorpassa!”, ancora non conosci l’abbinamento dei nomi degli equipaggi e il loro numero, non associ la voce al numero del camper e tu… al buio… ti lanci. Questa è fiducia, è amicizia prima ancora di conoscersi, un qualcosa che assomiglia all’intesa che c’è tra alpinisti in parete, legati alla stessa corda. Il primo giorno l’itinerario percorre dolci colline, che richiamano la nostra Toscana. La prima sorpresa è che i prati erano incredibilmente verdi come nel nord Europa. Non ho visto impianti di irrigazione, significa che qui piove molto. Già dai primi km ci siamo resi conto che sulle strade c’è tantissima polizia. Polizia gentile e disponibile, quando vedono la nostra colonna bloccano il traffico e ci fanno passare. Abdul ci ha detto che comunicano i nostri spostamenti ed il nostro arrivo nelle città. In effetti, abbiamo sempre incontrato all’entrata pattuglie che ci scortavano, vigili che comunicavano via radio il ns. avanzamento e noi, importanti, trovavamo la strada libera, i parcheggi riservati. Grandi questi Marocchini! Però più numerosi dei poliziotti sono i bambini e i ragazzi. I bambini salutano gioiosamente, gli adolescenti invece… alcuni alzano il pollice,… sei Ok, sei il benvenuto, altri oscillano la mano, …ti salutano come da noi, altri allungano la mano aperta,… fermati dammi qualcosa, altri uniscono il pollice e l’indice,… chissà cosa intendono, però l’atteggiamento è amichevole, e poi altri, più grandi, il dito medio in su, …stesso significato che in Italia oppure le mani attorno ai genitali e la smorfia sul viso,.. .bullismo? arroganza? stupidità giovanile o cultura integralista? Però quando sono arrivati i sassi sui parabrezza e sulle fiancate dei mezzi, ….! In un tramonto infuocato abbiamo visitato le rovine romane della città di Volubilis. Ancora una importante testimonianza della grandezza dell’impero romano, centinaia di anni più avanti degli altri, opere civili grandiose, opere d’arte affascinanti, gli splendidi mosaici originali ancora lì, sul posto. Qui, merito di una scultura che ha resistito all’usura, (marmo bianco di Carrara!) c’è stato subito un primo grande amore e tanto ha fatto che due equipaggi (stagionati) hanno deciso di prolungare la loro vacanza in terra d’Africa. I Romani, una potenza poi… sgretolata, come i palazzi, come gli Incas, i Maia,… fra poco l’Europa? e poi gli U.S.A.? Chi pensava 20 anni fa che la Cina mettesse in ginocchio l’economia mondiale ? L’economia risente dei cicli come il clima ? La prima città visitata è stata Fes. E’ stata città imperiale intorno al 1300. Oggi ha quasi un milione di abitanti. La parte nuova è moderna e trafficata come tutte le grandi città e poi oltre le mura, passata una porta ritorni al medioevo. Un ammasso di case appoggiate una su l’altra, stradine strettissime, a misura d’asino, scalini. Qui in questo ambiente si affacciano i negozi, non per turisti ma per i locali: alimentari, abbigliamento, e poi artigiani falegnami, idraulici, elettricisti che sanno ancora aggiustare vecchie televisioni, frigoriferi, piccoli elettrodomestici, e ancora tessitori, tintori di lana, in strada con pentoloni fumanti, unico mezzo di trasporto per tutto, gli asini, preceduti dal grido dei loro condottieri Barraccc, Barraccc, che indica spostati, lascia spazio ..se non vuoi una strusciata asinina! Qui e in tutte le città, oltre alle nostre guide, siamo stati scortati minimo da due agenti in borghese, uno davanti e uno che chiude il gruppo, sanno il francese, lo spagnolo, l’inglese e un pò di italiano. Sono la polizia turistica, un corpo speciale. Tengono lontani i numerosi ragazzi troppo invadenti, conoscono gli scippatori, gli imbroglioni, si prestano a tradurre e trattare qualche acquisto, gente brava, seria. La trattativa negli acquisti! Fastidiosa i primi giorni, poi ti abitui, prendi le misure, diventa un gioco, una sfida tra noi a chi compra a meno. Arrivi ad illuderti di aver comprato a buon prezzo, ma se il Marocchino te l’ha venduto vuol dire che l’affare l’ha fatto Lui. Bisogna trattare tutto, anche un pezzo di pane, un etto di arachidi, se non conosci i prezzi ti chiedono il triplo, ma siamo in ferie e trattare su decimi di Euro per una pagnotta o un’arancia è snervante e fa perdere tempo. Forse perché è stato il primo contatto con il vero Marocco, ma questa mezza giornata è stata la più intensa di emozioni. Purtroppo qui ho avuto anche la sorpresa e l’amarezza più profonda. E’ stato quando dopo aver attraversato un negozio di prodotti in pelle, salito dei gradini stretti ed irregolari siamo sbucati su una terrazza nel centro della città. Li in mezzo alle case bianche su uno spiazzo grande come un campo da calcio, una serie di vasche circolari di circa un metro di diametro, ognuna di un colore diverso, mucchi di pelli dentro e sui bordi e… uomini seminudi immersi a pestare, rimescolare, altri sulle terrazze a mani nude spalmare prodotti coloranti e nauseabondi sulle pelli. Ho pensato di essere in un museo, ma l’attività era troppo intensa, ho pensato di essere in un set cinematografico ambientato nel medioevo, ma non ho visto telecamere professionali e registi, solo comparse, …ho pensato che qui Dante si è ispirato ad un girone dell’ Inferno. Non è possibile che nel 2007, in un paese civile come è il Marocco, sia permesso ad esseri umani lavorare in quelle condizioni pericolose e malsane. Ho avuto una ribellione interiore. Qui vengono eseguite le operazioni di: - calcinaio, con l’uso della calce e altri prodotti si allargano i pori della pelle e si facilita l’estrazione dei peli, - concia, con uso di prodotti chimici si rende la pelle imputrefascibile - tintura, si da il colore che siamo abituati a vedere nelle borse, nelle scarpe, nei vestiti o nei divani. Guardando con attenzione le foto si vedono questi poveretti con la pelle lucida, senza un pelo, il tutto senza ricorrere al peeling o al body scrub, forse avranno anche le unghie corrose! E poi i rigagnoli di acqua colorata che scendono a valle. Quanto danno ambientale per metro quadro di pelle? E il tutto inserito nei circuiti ufficiali del turismo, almeno lo tenessero nascosto! Penso ai conciari della mia provincia. Penso alla ricerca, agli investimenti fatti per migliorare la qualità del lavoro, ai costi per ridurre l’impatto ambientale in atmosfera e nelle acque di scarico, alle difficoltà che incontrano ogni giorno per restare sul mercato e rispettare le leggi italiane. Scusate se mi sono dilungato, ma ho ancora il sasso nello stomaco. Abbiamo visitato anche una fabbrica di ceramica. Ma più che una fabbrica mi è sembrata una scuola, tramandano agli allievi gli antichi segreti del mestiere, dalla magia di formare un vaso al tornio a mano, al dipingere. Particolare di adattamento alla realtà locale e alle loro risorse, i forni di cottura alimentati con gli scarti delle olive, un fumo nero ad ogni aggiunta, ma un odore simpatico di olio. Indimenticabile è stata la notte di Natale, con il presepio vivente. Difficile da descrivere ma pensate che guardando le foto mi metto ancora a ridere e mi vengono gli occhi lucidi. Il regista ha superato se stesso, ma la partecipazione e l’impegno di tutti è stato grande. La seconda città imperiale visitata è stata Meknes, succeduta a Fes alla fine del 1600. Qui ricordo i colori del mercato: piramidi di spezie, composizioni di dolci, costruzioni di olive che sfidano la legge di gravità, con tutte le tonalità dal giallino al nero e poi i limoni e le arance, tutto luccicante, vere opere d’arte, l’arte dell’esporre. Per non parlare degli aromi che ancora nessuna macchina fotografica riesce a captare. Da Meknes rotta verso sud. E in Marocco a sud ci sono le montagne, l’Atlante. Su un passo a circa 2000 metri, in mezzo ad una magnifica foresta di cedri, con temperatura sotto zero, sul ciglio della strada troviamo delle scimmie! Un’altra credenza sfatata: le scimmie, la foresta tropicale, il caldo. Sulle Alpi manca la neve. Noi da oggi e per una settimana la neve la incontriamo, o la vediamo tutti i giorni. La temperatura di giorno è intorno agli 8-10 gradi, di notte abbiamo avuto anche –5. Qui è deserto, deserto di sassi. Case di sassi legate con argilla, terra, montagne, tutto con il colore tenue pastello dell’argilla. La gente è dignitosa, hanno proprio poco, qualche filo d’erba, qualche capra, vestiti vecchi, tanti bambini e tanto sorriso. La gente di montagna è uguale in tutto il mondo. Scavalcato il Medio Atlante siamo arrivati a Merzouga, li vicino c’è il confine con l’Algeria, ma qui c’è il deserto, quello vero, quello dei film, tutta sabbia, dune alte, cammelli e 4x4. Il ns. giro in 4x4 e cammello è stata una presa per i fondelli, roba per turisti ingenui, non certo per volpi del deserto come noi, reduci dalla mitica Libia. E’ già il 27 dicembre, la prima settimana è passata, riprendiamo il contatto con le montagne. Ci siamo infilati dentro una valle, la valle del Todra, all’inizio ampia, irrigata e piena di palmeti, poi sempre più stretta. Ad un certo punto le pareti alte forse 200 metri erano ad una distanza di 10 metri una dall’altra, 5 metri occupati dalla strada e 5 metri occupati dal torrente, non un torrente, un fiume, che nasce proprio li, vedi una enorme risorgiva di acqua cristallina che sgorga dal sottosuolo e scende veloce. A man mano che scende l’azzurro / verde dell’acqua si arrossisce di argilla, le donne ci lavano i panni e li mettono ad asciugare sui muretti o appesi agli alberi. Rocce rosse, acqua limpida, cielo blu intenso, questi posti gli ho già visti, al cinema, con gli indiani che controllano il passaggio e preparano l’imboscata agli…invasori. Peccato che quel posto magico, quando siamo arrivati noi, sia stato invaso da un sacco di…camper. Altra gola, la gola del Dades è un ambiente più severo. La strada si inerpica su una montagna ripida, ripida. Il progettista della strada penso sia lo stesso dello Stelvio da Trafoi, o almeno l ’ha copiato. Tanti tornanti uno sopra l’altro, stretti, da manovra. Anche qui le rocce rosse, il cielo blu intenso, la strada nera e 21 scatolette bianche che la risalgono lentamente, che spettacolo. Più in alto, la gola, e, superata quella, a oltre 2000 metri il paesaggio si amplia con i pendii innevati e una luce abbagliante. Come certe valli alpine, strette in fondo e poi per magia i pascoli, le cime. Qui invece niente pascoli, sassi gialli e rossi, ma la neve è bianca come sulle Alpi. Abbiamo fatto una puntatina fino a Zagorà, lungo la valle del Draa, il punto più a Sud del ns. viaggio, porta del deserto, quello delle carovane, dei Tuareg, dei Berberi, punto di partenza verso l’ avventura, verso il Mali, la Mauritania, Dakar!!! Durante il percorso, che colori! Il nero delle rocce vulcaniche, il pastello delle Kasbah, il verde dei palmeti, delle culture di cereali, legumi e aranceti e l’onnipresente blu intenso. E le donne, un paese, un modo di vestire, un valico un altro modo di vestire, e poi una miscela di stili e culture, quasi occidentali, con il velo sul capo, con il velo anche sul viso, tutte nere e qualcuna addirittura anche con un occhio coperto. Poi abbiamo avuto l’onore di percorrere i sentieri della Kasbah di Ait Benhaddou, set di film famosi come Lawrence d’Arabia, Gesù di Nazareth e il Gladiatore. Proprio il Gladiatore l ’ho rivisto di recente e ho riconosciuto il posto, senza trucchi, senza inganni. L’apoteosi dei colori è stato il 30 dicembre. La strada scavalca il grande Atlante e sale fino ai 2260 metri del Col du Tichka. In basso le Kasbah colore ocra, intorno il verde dei palmeti, un po’ in là leggere alture di uno strano tenue color verde, non è vegetazione, è il colore della terra, un’argilla verdina dura, secca. In cima un agglomerato di case rosa/rosso. Dietro a queste alture, montagne con fasce di roccia nere, alternate al rosso vivo e dietro, non lontano, ben 2000 metri di pareti innevate con le cime più alte dell’ Alto Atlante. Tutto in uno sguardo, senza girare il collo. La strada a mano a mano che sale taglia i pendii ripidi, attraversa micro paesini, sui muri biancheria stesa ad asciugare, tappeti, scialli, ceramiche colorate in vendita, tanti bambini. E poi il popolo della strada, sui bordi gente, soprattutto donne ricurve, a piedi, cariche di legna, fieno, scialli a mo di zaino con dentro la spesa, o qualcosa da vendere al mercato o lungo la strada, o spesso emerge dalla stoffa la testa di un bambino. Uomini e ragazzini che conducono un asino, se scarico ci stanno sopra, se carico lo seguono. Tante vecchie Peugeot famigliari stracariche, furgoncini e camion con la gente, capre e cose assiepate sopra. Peccato non potersi fermare ogni 500 metri, cogliere il momento, il panorama, trattare l’acquisto di un cestino di datteri, godere lo sguardo incuriosito dei bambini, ascoltare le loro richieste…, un Dirham (vale un decimo di Euro), una biro, un bon bon, memorizzare il loro sorriso e la felicità per …una caramella. E in mezzo a tutto questo la nostra carovana bianca, lunga, disciplinata ma invadente, d’altra parte quando siamo solo a 50 metri uno dall’altro occupiamo un km di strada, quando siamo fermi in fila 200 metri, è chiaro che creiamo un po’ di scompiglio, soprattutto a chi è veloce e ha fretta, trovarsi a fare 21 sorpassi su strada di montagna… chissà come si dice in arabo. Ci avevano allarmato sulla pericolosità del viaggiare in Marocco. Devo dire invece che ho riscontrato una generale correttezza, ogni tanto qualche incosciente, però come in Italia. Anche le strade sono buone, asfaltate, qualche buca e dove è possibile grandi spazi laterali, corsie di emergenza, per i carretti, gli asini, i pedoni e via di fuga per evitare un frontale quando qualcuno fa un sorpasso azzardato, pluri funzionali insomma. Nel tardo pomeriggio arriviamo finalmente alla famosa, mitica Marrakech. Ho sempre tanto sentito parlare, del suo mercato e della piazza effervescente. L’abbiamo visitata il giorno che loro festeggiano il montone. Veramente per quelle povere bestie sgozzate e appese ai trepiedi o sulle griglie, c’è poco da festeggiare. Per i musulmani la festa ricorda il sacrificio di Abramo quando stava uccidendo il figlio Ismail per volere di Dio. All’ultimo momento Dio, per loro Allah, risparmiò il figlio e gli inviò un montone al suo posto. Il significato sta nell’assoluta ubbidienza al volere di Dio. Per loro è una grande festa, le famiglie si riuniscono e le attività si fermano. Per questo motivo la piazza era semivuota, mangiatori di fuoco, acrobati, incantatori di serpenti, tutti a mangiare il montone. Anche le attività artigianali erano chiuse ed erano aperti più o meno il 10% dei negozi. Forse una fortuna perché abbiamo potuto girare tranquillamente per le stradine del mercato, con poca gente, pochi turisti. Tanto bastano 51 berretti blu dei partecipanti a fare casino. La difficoltà più grande? Fare una foto senza un berretto blu in mezzo! Le stradine sono riparate dal sole da lamiere forate o da assi di legno. Un effetto magico, lame di luce parallele a 45°, che penetrano la penombra del passaggio, che illuminano un particolare del tappeto appeso o rende più vivace il vestito esposto. Interessantissima è stata la lezione ricevuta all’erboristeria berbera, altro che la ns. Vanna Marchi televisiva. Un banditore, un venditore esplosivo, furbo, preparato che è riuscito a riempirci la borsa di profumi, creme, preparati. Il clou lo ha raggiunto quando ha presentato il Viagra berbero e dopo un momento di imbarazzo dei presenti, ha aggiunto: “va bene anche per il mal di gola”… e allora qualcuno…be… se è per la gola,… io ne prendo una confezione…e questo ne ha infilate tre nella borsa. Una cavolata dell’agenzia è stata quella di portarci a pranzo e a cena nello stesso ristorante, bellissimo, ma con lo stesso menù, pollo! Però alla sera il costo dei vini era il triplo! Un po’ di malumore, la mancanza di novità, o poi penso l’attaccamento alle nostre consuetudini non ci hanno fatto godere nel modo giusto, rilassato, festaiolo, quello che il ristorante ci ha preparato. Non intendo il menù, ma i balletti e la musica che dovevano allietarci. Così a mezzanotte (locale) e un minuto abbiamo abbandonato il locale nel pieno della festa e con la sorpresa di tutti, camerieri e altri clienti, siamo fuggiti in campeggio giusto in tempo per festeggiare la mezzanotte italiana con i ns. panettoni e bottiglie di vino. Siamo disposti a mollare famiglie e amici e andare in paesi lontani con abitudini diverse, ma non siamo disposti a rinunciare al nostro spumante! Da Marrakech una cavalcata verso nord ovest fino al mare e poi su fino a Casablanca. Ricordo una bella mangiata di pesce in riva al mare e poi tante onde, onde oceaniche, spumeggianti sugli scogli. Sarà che avevo due settimane di viste meravigliose, fatto 4000 fotografie, sei ore di filmati, ma il mio file della curiosità e dell’ entusiasmo era ormai pieno. Casablanca è una città che mi ricorda alcune via di Parigi, ma anche di Barcellona, insomma molto Europea. Enorme la moschea Hassan II, finita nel 1993 occupa ben 90.000 mq e può contenere 20.000 fedeli dentro e altri 60.000 sul piazzale. E’ uno dei complessi religiosi più grandi al mondo. Il solito pensiero che vale per tutte le religioni e tutti i popoli: perché spendere cifre inimmaginabili e pubbliche! quando lo stato e i suoi cittadini hanno bisogno di ben altro. Bello, diverso da tutto il resto è stato un quartiere di Rabat. E’ a picco sul mare, stradine strette come al solito, ma pulito, pulito, pulito. I muri delle case sono dipinti di celeste fino a due metri e più in su di un candore accecante. Abbiamo visto il cambio della guardia al palazzo reale. Chi ha presente la danza al Cremlino di Mosca o la perfezione a Buckingham Palace di Londra? Beh, qui tutta un’altra cosa. Una passeggiata scoordinata, la guardia che si scacc… il naso, qualche soldato che se la conta e ridacchia, non certo un’attrazione turistica, però simpatica, tanto il fine è stato ugualmente raggiunto e senza che a qualche soldato siano venuti i crampi. Un’altra chicca sulla strada per Tangeri è stata la visita alla cittadina di Asilah. Anche qui i muri dipinti di celeste e in più dei magnifici murales che riprendono lo stile dei pittori quali Mirò, Kandiski, Picasso. E finalmente dopo 2900,3… (periodico) km,Tangeri, che abbiamo solo intravisto nel percorso dal campeggio al ristorante,di sera, penso meriti una giornata. Ed infine un pensiero a qualche partecipante, a qualche lamentela a proposito dei menù ( tre volte su dieci… pollo) o della qualità di due campeggi (su quattordici). In Italia ci lamentiamo che non ci permettono di sostare liberi, che ci vogliono racchiudere dentro i recinti dei campeggi quando i nostri mezzi sono autosufficienti e poi in Marocco ci lamentiamo per essere ospitati in spazi recintati e custoditi, con le docce fredde o la corrente elettrica che salta! Probabilmente tre settimane in giro con ritmi molto intensi lasciano il segno. E qui inserisco una frase sentita al C.B. e che sintetizza un mio pensiero: “Perché vogliamo per forza europeizzare questi paesi?” Lasciamoli così, ci veniamo apposta perché sono diversi, però dobbiamo essere diversi anche noi, dobbiamo essere meno turisti, più viaggiatori, più camperisti. Quando ripartiamo per un’altra avventura ?
Pierluigi e Sara Certo, difficilmente la seconda volta si riesce a provare le stesse sensazioni le stesse emozioni, ogni volta vengono spontanee le comparazioni le similitudini. La Libia ci ha stregati tutti. Nonostante questo bagaglio che ci siamo portati dietro tutto il viaggio, il Marocco è stato interessante, abbiamo visto tanti luoghi interessanti, a mio giudizio la natura è molto bella ed è da privilegiare nei confronti delle città che, escluse Marrakech e Meknes da vedere, sono ripetitive. Le gole di Dades, la valle del Todra, la kasbah di Ait Benhaddou e tanti di quei villaggi che, nonostante il programma sia stato rispettato fedelmente, abbiamo solo attraversato quando, invece, meritavano più tempo e più attenzione; a mio giudizio queste sono le vere bellezze del Marocco. Per non parlare dell’oceano che abbiamo solo lambito tralasciando completamente Agadir che (oramai era a pochi Km.) è considerata la perla del Marocco, sebbene questo era già chiaro nel programma. Nonostante tutto è stato bello essere insieme a vecchi amici, conoscerne di nuovi, sentirsi un gruppo omogeneo e ridere dei nostri difetti. Centinaia di km in compagnia dell’indispensabile baracchino passavano senza fatica. Indubbiamente l'agenzia ha dimostrato una totale inesperienza nell’organizzare un viaggio per camperisti, includendo superfluamente tanti ristoranti e togliendoci la soddisfazione delle nostre belle tavolate in allegria.
Luciano Il tour è stato proprio come me l’ero immaginato, con gradite sorprese che hanno reso il viaggio ancor più piacevole. La seconda parte del viaggio è stata vissuta con più calma, godendo delle scogliere più belle e selvagge, dei pasti a base di pesce appena pescato e cucinato dai pescatori stessi, del piacere di soggiornare nel clima mite di Agadir, camminare a piedi scalzi sulla spiaggia interminabile e assistere agli spettacoli di danza del ventre.
Aldo e Cristina con Dalila e Michela Il Marocco ci è piaciuto molto, molto paesaggistico colori e luci meravigliose. Anche i marocchini ci sono piaciuti nonostante le loro insistenze, riteniamo siano un popolo tranquillo e disponibile. Peccato per tutte le ore perse in ristoranti turistici e alla ricerca di camping! Forse tanti di noi cercavano le comodità italiane, ma in paesi così diversi da noi c’è ben altro da apprezzare!
Graziella e Marcello Un tour bellissimo che ci ha permesso di visitare posti e paesaggi a dir poco meravigliosi che noi, pur essendo già stati due volte in Marocco non avevamo visto, come le Gole del Dades. Le cime innevate del Passo Tizi in Tichka a 2200 sml, la Foresta dei Cedri e così via! Il nostro giudizio sul viaggio: la prima parte da incanto, la seconda parte dopo Marrakech un pò veloce, ma il nostro giudizio finale è positivo.
Antonio e Ornella Con la Libia nel cuore, il primo impatto con il Marocco non è stato pienamente positivo, ma tutto è cambiato con l’arrivo delle grandi montagne dell'Atlante, delle Kasbah arroccate, dei palmeti verdeggianti nelle strette vallate, delle gole ed infine delle scogliere della costa atlantica battuta da onde gigantesche. Al di sotto delle aspettative, di cui cinema e letteratura hanno alimentato l’immaginario, le città imperiali, ognuna delle quali offre tuttavia qualche aspetto interessante.
Giuseppe, Giovanna e le "gatte" Che dire del Marocco? Le bellezze naturali, il Rif, le montagne dell’Atlante coperte di neve mentre i nostri luoghi deputati ne sono sprovvisti, i villaggi circondati da meravigliosi palmeti, la Valle del Todra, le gole del Dades, l’incanto della piazza di Marrakech, le Mederse, le Kasbah, le Moschee, l’oceano, l’aver perso la strada davanti all’unica chiesa cristiana di tutto il Marocco, (a proposito grazie del tapiro) rimarranno come ricordi indelebili di una gita molto piacevole ed apprezzata e che ha reso possibile il rafforzamento di vecchie amicizie e la costituzione di nuove. L’agenzia marocchina, senza riuscirci, ce l'ha messa tutta per complicarci la vita; dalla cena dell’ultimo dell'anno, alla mancanza nei vari menù della carne di pollo, ai campeggi degli ultimi giorni. Sono certo che la nostra esperienza tornerà utile ai futuri gitanti. Il bilancio finale è comunque positivo a tal punto che siamo già in fibrillazione nell’attesa della prossima partenza.
Carlo Ritornando in Marocco ho riscontrato un’accelerazione delle grandi città verso una “europeizzazione” con profondi mutamenti ed una forte e molto disordinata crescita urbanistica che va a scapito della conservazione delle tradizioni con conseguente perdita dell’antico fascino. Immutati e incontaminati, per fortuna e per ora, gli spettacolari paesaggi dell’Atlante, del Rif e delle gole dove ancor oggi si possono osservare gli antichi usi e consuetudini delle popolazioni berbere. In quei villaggi e con quelle persone si può “toccare con mano” ciò che è veramente necessario per vivere ed il confronto con la moltitudine di cose superflue, considerate nel nostro “mondo civile” come strettamente vitali ed indispensabili, è improponibile. Il viaggio, salvo piccoli contrattempi, è stato molto positivo con una bella integrazione tra tutti i partecipanti. Morena Ho ripetuto con entusiasmo questo viaggio a distanza di 2 anni ed anche se non ho ritrovato la stessa atmosfera allegra e caotica di Marrakech (causa festa del montone) mi sono comunque divertita a visitare altre località che non avevo visto. Sia i vecchi che i nuovi compagni di viaggio hanno dimostrato simpatia ed amicizia. Gli unici appunti negativi sono le insufficienti fermate per le foto ed alcune visite non effettuate per causa di forza maggiore. Enrica Questo viaggio in compagnia di tante persone è stato piacevole e divertente. Anche se dovevo studiare per due esami ho trovato spazi per il divertimento e la conoscenza.
Riccardo e Stefania Noi vorremmo dire grazie, sì, grazie al Marocco, ai suoi campeggi sgangherati, alle sue strade sconnesse, a due personaggi come Abdul e Moahmed che, nel bene e nel male, ci hanno portato a zonzo per quasi tremila chilometri, ad ammirare paesaggi unici, realtà di vita così lontane dal nostro quotidiano, che a volte non siamo nemmeno stati in grado di osservare e capire. Grazie per tutto, per aver sopportato le paranoie di noi italiani forse troppo comodi - la corrente sempre e a ogni costo -, grazie per averci fatto sostare in luoghi sicuri - chiamasi camping - sì con le docce non sempre calde, un po’ improvvisati, ma sicuri. Grazie per la quantità di acqua che abbiamo utilizzato - spesso sprecato - per i nostri vizi, in un paese dove l’acqua è un bene prezioso e di lusso. A chi non c’è ancora stato in Marocco diciamo andateci...lo merita!
Susi e Luciano Da giorni non vedo più davanti a me il n. 19 (Domenico): ciò significa che il viaggio è proprio finito. Siamo già ritornati alla nostra realtà di sempre, ai nostri lavori quotidiani e ancora il pensiero viaggia attraverso gli spazi e i colori del Marocco. Imbarcati nel traghetto marocchino in balia del mare mosso e della dolce e melodiosa musica che ci hanno propinato durante la traversata, dopo l’affumicato sbarco a Tangeri, e dopo qualche pranzo a base di pollo abbiamo cominciato a gustare con gli occhi paesaggi villaggi e genti. Barraccc, barraccc!! Pistaaa, pistaaa!! Via via, strada, strada!! Serrare, allungare, stringere, correre, chiudere, dai dai vieni, elastico....bah! Nonostante piccoli contrattempi causati dall’agenzia locale (problemi con le guide non sempre all’altezza, scelte non sempre felici dei campeggi) tirate di orecchie del nostro capogruppo per qualche marachella compiuta dai vari partecipanti, il viaggio nel complesso è andato bene. Per noi è stato il primo viaggio organizzato effettuato con il camper però ci siamo trovati bene con i vari componenti del numeroso gruppo che ricordiamo con simpatia.
|