Archivio editoriali Coordinatore Nazionale
 

di Ivan Perriera
nr. 01

Con il vento in poppa, l’Unione Club Amici, continua a muoversi in fretta; pochi progetti, non più di uno l’anno, a favore del turismo itinerante, e tutti molto concreti.
Abbiamo raggiunto un numero di Club impensabile fino a qualche mese fa; 46 (quarantasei) associazioni, distribuite su tutto il territorio nazionale, con la sola eccezione della Sardegna, al “servizio” di tutti i nostri soci (e non solo). Ma per chi ci legge, questo può non sembrare niente di eccezionale se non si ricorda che non abbiamo mai fatto una campagna “acquisti” che ci aiutasse ad aumentare i Club aderenti.
Il perché è molto semplice, noi non siamo né un club né un’associazione. Con noi non si pagano iscrizioni o quote associative, noi siamo un’idea, o se preferite, un servizio e tutte quelle organizzazioni che condividono i nostri programmi sono le benvenute.
Cerchiamo di sviluppare delle idee che possano essere utili al “campering” in genere, italiano o europeo che sia; dopo averle concordate tutti insieme, convogliamo gli sforzi dei club aderenti e partiamo in contemporanea in ogni zona di pertinenza, promuovendo in tempo reale le nostre proposte.
Tutto ciò ci tiene lontani dalla burocrazia centralizzata e cerchiamo di superare le strutture elefantiache che servono solo ai politici, troppo lontani dalla ns. realtà, per sperare che ci comprendano nell’immediato. Cerchiamo e sollecitiamo collaborazione dagli amministratori locali contattandoli direttamente, cercando di coinvolgerli nelle nostre iniziative per applicare un’idea che si sta sviluppando a livello nazionale.
Niente di più, cari amici, almeno per il momento.
Distinti saluti e auguri di Buone Feste.
Ivan Perriera
Coordinatore Nazionale
Unione Club Amici

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di Ivan Perriera
nr. 02
gennaio 2000

E’ successo un …. quarantotto. Tanti sono ormai i Club aderenti e l’ultimo arrivato è un nuovo club campano, Ass. Camperisti Millenium, al quale va il nostro benvenuto.
Così come cresce il numero dei club aderenti così si sviluppa il ns. sito, grazie all’opera instancabile di Claudio Carpani che ha già rinnovato il sito per ben quattro volte nel giro di pochissimi mesi.
E così, fra una cosa e l’altra, siamo arrivati al fatidico 2000 e proprio durante il “passaggio” di Capodanno abbiamo potuto valutare l’utilità della ns. Unione.
Il Camping Club Pesaro, degli amici Manes e Sorbini, ha vissuto la sua esperienza non accorgendosi, se non per la diversità geografica, di aver lasciato la propria regione; infatti, sono stati “accompagnati” nelle visite locali dai Club Helix di Lucera (FG) di Dario Pecorella e Club Campeggiatori Jonici di Taranto dei conosciutissimi Massimo Perrini, Nino D’Onghia e Franco Amorosini.
Alcuni Soci del Camper Club A. Palladio di Vicenza, del Presidente Umberto Pellizzari, hanno deciso di attraversare il canale d’Otranto “appoggiandosi” all’organizzazione del Gruppo Camperisti Orobici di Bergamo che, grazie alla capacità organizzativa del proprio Presidente, Pasquale Cammarota, hanno vissuto il passaggio di millennio nella storica Atene.
Ad Isernia, invece, 47 camper per visitare i Presepi abruzzesi e molisani, e non solo. L’International Europa Club, del Presidente Alfonso Ropa, degnamente rappresentato dai Soci Claudio Carpani e Bruno Bonvicini e il Camper Club Capitolino, del Presidente Pino Farinato, hanno riempito il piccolo Molise ospitati dalla “mia” associazione Isernia Camper Club per la quale hanno collaborato: Rosina e Nino Paolini, Ines e Peppino Verrecchia.
E tutti i camperisti intervenuti alle varie manifestazioni hanno trovato ad attenderli dei veri amici. Sono bastate poche ore per intrecciare un rapporto decisamente amichevole.
Questa è l’Unione Club Amici. Praticità, organizzazione, dinamicità e cordiale amicizia per tutti i club aderenti all’Unione e per tutti quelli che comunque condividono la ns. filosofia a favore del turismo itinerante.
Grazie a tutti per la partecipazione e alle prossime avventure.

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di Ivan Perriera
nr. 03
marzo 2000

Un passo importante

Costretti dalla crescita, e non certamente per velleità particolari, abbiamo deciso di regolarizzare la ns. posizione registrando il nostro Atto Costitutivo presso gli uffici competenti.
Negli ultimi tempi ci siamo trovati nelle condizioni di dover rinunciare ad alcuni progetti a causa della nostra “inesistenza” formale.
E’ stato un bel successo arrivare a 50 Associazioni aderenti in così breve tempo (a tal proposito permettetemi di porgere il benvenuto ai Club: Enna Camp - ovviamente di Enna – e Camper Club La Lanterna di Genova) ma la crescita ha comportato una regolarizzazione della nostra Unione.
Così, dopo aver attentamente ponderato sulla decisione, abbiamo costituito formalmente ciò che già da tempo esisteva: l’Unione Club Amici.
Sostanzialmente non cambia nulla; le normative, le finalità e gli intenti restano immutati, abbiamo deciso di completare il ns. archivio con altri nr. di telefono che possano essere d’aiuto per i camperisti in transito.
I nuovi obiettivi, fra i quali l’allargamento della ns. “idea” alle altre nazioni europee, ci hanno indotto a tale decisione e, non ultima, la collaborazione con la Federcampeggio con la quale ci stiamo impegnando per ottenere vantaggi e benefici per TUTTI i camperisti.
E’ stato un passo importante e ci auguriamo che tutti ne comprendano le motivazioni e lo spirito con il quale abbiamo fatto quello che fino a qualche tempo fa ci sembrava inutile.
Non regolarizzare la nostra posizione sarebbe stato come tenere ancorata in porto una nave pronta a salpare verso nuovi traguardi e verso nuove frontiere.
“Un lungo viaggio comincia da un piccolo passo”.

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di Ivan Perriera
nr. 04
giugno 2000

Buone vacanze ma … con attenzione

Ormai siamo in pieno movimento e il nostro entusiasmo per le uscite, i viaggi ed i raduni sembra farci dimenticare d’un tratto i problemi che per tutto l’inverno ci sono sembrati irrisolvibili.
Ecco chi siamo noi, basta una giornata di sole, un incontro fra amici e tutto sembra passato.
Ma purtroppo non è così. Proprio con l’aumento dei camper sulle ns. strade cominciano i problemi della sicurezza, che, a mio avviso, sono ben più gravi di un divieto o della cretinaggine di qualche Sindaco.
E’ di oggi la notizia che in Sardegna un camper di tedeschi è stato “assaltato” da tre banditi, armati fino ai denti che, oltre a rapinare i due turisti, hanno picchiato l’uomo senza pietà.
Ormai, anche per quest’altra vergogna, non siamo più secondi all’Olanda o al sud della Francia; e la cosa più grave che non possiamo contare sull’aiuto di nessuno, se non della ns. buona attenzione alla scelta del posto.
Sono ormai poche le “isole felici” dove poter trascorrere notti tranquille.
Come ormai tutti sanno, noi dell’Unione Club Amici, siamo promotori dell’iniziativa denominata Camperstop, che ha come primo obiettivo quello di regalare una notte di tranquillità ai fruitori di veicoli ricreazionali.
Numerosi sono stati i consensi di questa nostra iniziativa, basta evidenziare il fatto che all’interno dei vari “Portolano” si fa chiaro riferimento all’idea e che la Federcampeggio ha ritenuto di sostenerla, per la quale non è mancata anche qualche critica da chi, probabilmente, non ha gradito che questa iniziativa l’abbia proposta qualcun altro.
La Sardegna, dunque, assieme ad alcune aree di servizio (si legga quella di Modena nord) e altri posti di richiamo per i camperisti, sono diventati off limits per la sosta libera ed ormai passare delle notti tranquille è sempre più difficile.
Allora, nell’augurarvi buone vacanze, permettetemi di ricordarvi di prestare la massima attenzione affinché il vs. viaggio e quello delle vs. famiglie possa essere quanto più sereno possibile, magari usufruendo dei servizi di quelle strutture che si sono dimostrate amiche nei confronti dei camperisti aderendo all’iniziativa del “Camperstop”.
Buon Viaggio

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di Ivan Perriera
nr. 05
settembre 2000

In viaggio con i Britannici

Quando giorno 6/9 arrivarono a Parma i 54 camper inglesi, accompagnati dal National Chairman del Mothorcaravan Club Dickie Davis (l'equivalente del ns. presidente nazionale) e Gwen Loft, Chairman del East Midland Club, pensavo di dover trascorrere due giorni fra anziani e noiosi signori inglesi che ci guardavano dall'alto in basso.
Grazie all'intervento di Gino Giorgi, promotore dell'iniziativa e Coordinatore della ns. Unione per l'Italia centrale, a sera ho incontrato sia il presidente inglese sia quello tedesco, anche lui a Parma per la fiera, ed ho subito capito che la mia prima impressione non era esatta.
Fra vari bicchieri di vino inglese e ottima grappa italiana il ns. rapporto si è subito "cementato" sulla stessa frequenza d'onda.
Giorno sette è stato dedicato interamente alla visita di Mondo Natura a pranzo siamo stati ospiti della Fiera di Rimini che ha gentilmente offerto un sostanzioso rinfresco ed a sera ci siamo ritrovati tutti insieme al ristorante, ospiti dell'EVM System, per la cena.
Anche in questo caso la loro correttezza, nel fare la fila un tavolo alla volta, ci ha quasi disarmato. Era tutto maledettamente ordinato e perfetto.
Tutto è stato così fino a quando ho chiesto a Dickie di poter ascoltare il loro inno nazionale; così, tutti rigorosamente in piedi, hanno cantato: Dio salvi la Regina. Già a questo punto l'ambiente era più allegro ma la totale esplosione d'entusiasmo delle 125 persone presenti è avvenuta quando abbiamo tirato fuori la bandiera britannica facendola sventolare sulle ns. teste.
A quel punto i ns. cari e composti amici si sono sciolti come burro al sole continuando l'allegra serata sotto il tendone dove hanno ballato e cantato fino a tardi.
Ma questo è stato solo l'inizio del loro viaggio italiano, in compagnia dei Club dell'Unione Club Amici che stanno collaborando con Gino Giorgi, e che sta proseguendo per mezza Italia toccando regioni come: il Veneto (Camping Club "A. Palladio"), l'Emilia Romagna (International Europa Club), San Marino (Federazione Campeggiatori Sammarinesi), le Marche (Camping Club Pesaro), l'Umbria (La Chiocciola), il Lazio (Assocampi), la Toscana (Caravan Camper Club - LI) e la Lombardia (Gruppo Camperisti Orobici).
La nostra speranza è di farli divertire godendosi le bellezze della nostra nazione e, magari, di fargli perdere un po' della loro leggendaria aplomb inglese. Ma solo un po'!!
Questa è l'Unione Club Amici

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di Ivan Perriera
nr. 6
marzo 2001

Grande soddisfazione

Chi siamo noi, noi dell’Unione Club Amici? E perché siamo noi, in accordo con tutti, che andiamo avanti senza difficoltà in un mondo così controverso e pieno di insoddisfazioni?
Noi siamo un gruppo di Amici che, passo dopo passo, briciola dopo briciola, stanno costruendo una serie di iniziative importanti e a favore di tutto il ns. settore di amanti del turismo itinerante.
Un gruppo di amici, ben amalgamati e ben disposti a dare tanto senza chiedere nulla in cambio, se non il rispetto delle nostre idee e del nostro impegno.
Bastano un paio di telefonate, o e-mail, e ogni idea diventa realtà nel giro di pochissimo tempo. Fra tutto metto la disponibilità di chi, assieme a me, ha condiviso tutte le nostre “piccole” iniziative che sono diventate delle concrete conquiste.
La deliziosa capacità di Bruno Bonvicini (e non parlo di quella professionale della quale non voglio nemmeno permettermi di parlarne) nel saper coniugare le bizzarre idee di qualcuno in concreti messaggi che si stampano immediatamente nella nostra memoria diventando una perfetta sintesi di un progetto ci accompagna ormai da tanti (ma forse sono solo pochi) anni.
La vetrofania della nostra Unione, il cartello del Camperstop (ormai sempre più presente) e adesso il logo per l’agricampeggio segnano in modo indelebile il nostro passaggio.
La “rigida” e determinata opera di Claudio Carpani nel seguire il nostro sito (sempre più visitato) con la pazienza di chi sa aspettare collaborazioni che non arrivano.
L’amore di Pasquale Cammarota nella nostra idea che lo porta ad essere presente (e da sempre) alle nostre iniziative e l’impegno di molti altri, che pur non essendo sempre presenti, inviano comunque il loro aiuto sembra in netta contrapposizione con quelli che restano alla finestra a guardare. Ma non è così. Ognuno di noi, presidente di un Club che ha aderito all’Unione è ugualmente indispensabile.
Ogni tanto c’è una voce “stonata” nel coro che, più che per incapacità nel trovare la giusta tonalità, sembra volere trovare a tutti i costi motivi per dividere un gruppo affiatato che non ha paura delle mosche bianche che spariscono con lo spuntare del sole. Ma sono proprio queste eccezioni a farci capire che possiamo essere molto soddisfatti anche di quest’ultimo accordo che apre, al pari di altre nazioni, una nuova prospettiva.
Ancora un grazie di cuore a chi è parte attiva nella nostra Unione e un “a presto” a chi da tempo è con noi ma …… non se n’è ancora accorto.
A presto

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di Ivan Perriera
nr. 7
settembre - 2001

Il trionfo del bianco

Cari amici,
come comunicato, anche quest’anno l’Ente Fiere di Rimini ha voluto offrire uno spazio alla nostra “Unione” durante tutto il periodo di “Mondo Natura” che si è svolto all’interno dei padiglioni della Nuova Fiera di Rimini.
Così, armati della solita voglia di essere presenti e assieme a Pasquale Cammarota, sabato mattina eravamo pronti con il nostro “open space”, all’interno della Hall Est, volutamente allestito come un “rifugio” nel quale poterti riposare dopo le fatiche della lunga passeggiata fra i vari padiglioni della fiera. Ed infatti le visite ricevute sono state veramente tante.
Ma anche noi, nei piccoli ritagli di tempo, abbiamo potuto visionare le “offerte” dell’anno.
La cosa che subito mi ha colpito è stata la scelta del colore dei mezzi. Bianco, bianco, bianco ed ancora bianco. E’ sembrato quasi che tutti i costruttori si fossero messi d’accordo per la scelta del colore. Cambiavano i disegni sulle pareti e, per fortuna, le ditte ma il colore predominante è stato comunque il bianco. Un candore che, almeno per il primo week-end, era nettamente in contrasto con il “rosso ira” dipinto nel volto dei visitatori che già da venerdì sera alle 22,00 non hanno trovato posto all’interno dei parcheggi della Fiera (molti parcheggi sono ancora chiusi) un po’ per i lavori in corso un po’ per aver voluto autorizzare degli inopportuni raduni (vista l’esiguità dei posti) in concomitanza della manifestazione “Mondo Natura”
ormai diventata una insostituibile opportunità per incontrare amici di tutta Italia (e non solo).
Qualche club, usando adeguatamente il cervello, ha organizzato si un raduno ma ha avuto l’intelligenza di fermarsi in campeggio e di raggiungere la fiera in pullman evitando così di creare problemi agli altri. Ed allora, la difficoltà di capire perché i cancelli fossero stati chiusi quando all’interno c’erano posti liberi ha scatenato la protesta e la ribellione di chi, per parcheggiare, avrebbe dovuto “buttare” il proprio camper nella prima traversa disponibile, con la logica conseguenza che, nonostante la presenza del personale di servizio, uno dei gruppi più esasperati di “girovaghi” notturni ha forzato le transenne parcheggiando negli spazi vuoti.
Anche sabato mattina, all’ingresso Ovest, a causa degli insufficienti addetti alle casse, c’è stata una violenta protesta che ha portato alla apertura forzata delle porte permettendo ad un fiume di visitatori di entrare gratuitamente.
Mio nonno diceva sempre che: “un signore non protesta mai, ma cambia”; nel caso di Mondo Natura, però, è difficile trovare un’alternativa valida che possa permettere un comportamento diverso da quello tenuto dagli amici spazientiti del sabato mattina.
Per meglio capire di cosa sto parlando basti pensare che si è parlato di 24.000 presenze nei primi due giorni (sabato e domenica) senza contare gli espositori, gli amici degli espositori, gli amici degli amici eccetera.
Dopo tutto ciò, è facile capire perché la nostra postazione è stata vista come una vera Oasi di pace a disposizione di tutti i camperisti.
Grazie a tutti per la vostra gradita visita.

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di Ivan Perriera
nr. 8
settembre – 2002

Mondo Natura 2002
Il salone dei ricchi ….? “Poveri” noi

Si è appena conclusa la nona edizione del salone di Rimini che per la seconda volta si è celebrato presso la nuova Fiera.
Il record di presenze dello scorso anno è stato superato arrivando a 84.000 presenze (portoghesi, e sono tanti, a parte) con provenienze anche da oltre confine.
In totale 84.000 “poveri” alla ricerca di “roba da ricchi” con pochi modelli nella fascia 30.000,00/45.000,00 €uro, moltissimi nella fascia da 46.000,00 a 70.000,00 €uro ed alcuni nelle fasce dedicate agli Sceicchi Arabi. Di questa situazione sembra che ne abbiano preso coscienza anche le banche che ormai offrono finanziamenti (o mutui) che si possono restituire addirittura in 120 mesi che corrispondono a 10 anni di finanziamento.
Ma questi mezzi, sempre più cari, rischiano di non avere i requisiti minimi per raggiungere tale veneranda età (quella dei 10 lunghi anni, appunto).
Con l’aumentare delle dimensioni (trovare un camper che sia meno lungo di 6,5 metri è una vera e propria avventura) la necessità assoluta dei costruttori è quella di rientrare nella categoria dei 35 q.li e pur di farlo non bastano più le amicizie, o favori che in alcuni casi si riescono ad avere, e quindi bisogna intervenire sui materiali, sempre più leggeri ed inconsistenti al punto che a fine manifestazione molti mezzi devono essere “ricomposti” per poi ritornare a splendere in tutta la loro apparente bellezza.
Altro strano fenomeno è costituito dalla richiesta del mercato relativamente ai cosiddetti “garage”. Il termine indica i grossi gavoni posti sotto i letti fissi posteriori dietro l’asse delle ruote posteriori. Gavoni con un capienza talmente esagerata che anche una moto sistemata all’interno rischia di morire di solitudine o, ancora peggio, rischia di trovarsi accanto centinaia di Kg. di attrezzature varie. Il tutto su mezzi relativamente leggeri e non destinati al trasporto pesante. La domanda nasce spontanea: “quale trasportatore sistemerebbe tutto il pesante carico nella parte posteriore del proprio furgone, mettendo così a sicuro rischio la stabilità del proprio mezzo?” Nessuno, è la risposta che mi darei da solo; nessuno se non un camperista sprovveduto che non tiene né alla sua famiglia né al suo “mutuo” da 55.000,00. Ma queste, almeno a detta dei costruttori, è la richiesta del mercato e quindi ….fan...lo alla sicurezza e alla praticità; ….fan...lo ai controlli della motorizzazione per i quali, al momento del collaudo, questi funzionari sembrano non preoccuparsi del fatto che se c’è un cassetto vuoto ci sarà, dopo l’omologazione, qualcosa che lo riempirà e che se il cassetto diventa “garage” si cercherà comunque di riempirlo. Ma non c’è problema, il mezzo perde aderenza nelle ruote anteriori se caricato eccessivamente su quelle posteriori, i motori di nuova concezione fanno rabbrividire i progettisti di un decennio fa ed hanno sempre più cavalli che spingono i nostri
pesanti bestioni al punto (speriamo mai) di farli volare.
Ed allora permettetemi un consiglio, non lasciamoci infinocchiare dagli incantatori di serpenti e quando decidiamo di comprare un nuovo camper dedichiamo all’acquisto il giusto tempo e raccogliamo soprattutto le informazioni tecniche che ci servono ricordandoci che all’interno dei nostri veicoli ricreazionali c’è quello che di più caro abbiamo al mondo: La nostra famiglia

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di Ivan Perriera
nr. 9
novembre – 2002

Fra le bianche nevi dei nostri monti

Cari amici, siamo ormai prossimi alla stagione delle nevi che ci vedrà in frenetico movimento per tutta la stagione invernale. Vicino ai nostri camper troveremo esperti, meno esperti e disastrosi sprovveduti che si avventurano (per un fine settimana ogni decennio) sulla neve senza conoscerne pregi e difetti (che nel ns. caso di camperisti, si trasformano in serie difficoltà di adattamento).
? Sono quelli che sul portabici sistemano quel che rimane di tre o quattro bob (giocattolo) che si tramandano da padre in figlio, due o tre “pale” per scivolare sulla neve, per arrivare ai più disorganizzati con le camere d’aria per sostituire “l’inutile” slittino.
? Sono quelli che, visto che vengono in montagna solo una volta all’anno, pensano che basti lasciare bastoncini, sci, scarponi INTORNO al proprio camper senza invece preoccuparsi di lasciare tutti i propri “attrezzi” ordinati sui propri mezzi, sui propri portasci o, quantomeno, tutti raccolti in un angolo.
? Sono quelli che per non fare ghiacciare i serbatoi non trovano di meglio che aprire i rubinetti e lasciare scolare le acque reflue direttamente sulla neve (quando c’è) senza preoccuparsi di creare pericolosissime “strisce” di ghiaccio che al buio, fra un camper ed un altro, diventano delle trappole infernali.
? E sono anche quelli che accendono, a mezzo metro da altri camper, i loro gruppi elettrogeni, dimenticando che la libertà di ognuno di noi finisce dove comincia quella degli altri.
? Ci sono poi quelli che contestano a tutti i costi il costo di un parcheggio, perfettamente attrezzato, ottenuto, dopo anni di richieste da qualche club locale ottenendo il solo risultato che, per evitare future liti, i sindaci chiudano tali parcheggi. Eppure al loro ingresso gli era stato riferito il costo, il regolamento e i divieti.
? Assieme a loro quelli che per non entrare nel parcheggio attrezzato a pagamento si mettono nei pressi dell’ingresso, magari in mezzo al fango, pretendendo di non essere disturbati e che lasciano SEMPRE gli scalini aperti sul lato strada.
? Un po’ più in la, quelli che PRETENDONO di entrare e parcheggiare nella via principale nonostante i divieti e che quando contravvenzionati credono di “Fare l’Italia” senza rendersi conto che i divieti possono essere contestati con regolare ricorso e non con la presunzione di vincere la battaglia con il vigile (quando si parla di vie principali dei paesi di montagna bisogna pensare che si parla di posti come: Livigno, Cervinia, Cortina, Roccaraso ecc.).
Dobbiamo essere maturi per ammettere, a mio avviso, che alcuni posti non sarebbero da camper ma ciò nonostante siamo riusciti ad avere dei parcheggi riservati (qualcuno dice di sentirsi ghettizzato) con i servizi di carico e scarico delle acque, illuminazione (e molte volte con possibilità di collegarsi alla corrente elettrica), custode, navetta di collegamento per il centro e magari a due passi dagli impianti di risalita. Alcuni di questi sono gratuiti altri a pagamento e questo dipende soltanto dalla decisione presa dal comune di pertinenza nel quale, chi non gradisce, è libero di non andare a spendere i suoi soldi.
Allora mi pongo la domanda: “ma se vuoi essere libero di muoverti con il tuo camper di 7 m. per 2,20 di larghezza fra le stradine dei paesi di montagna, magari con carreggiata ridotta dalle abbondanti nevicate; se non vuoi pagare un parcheggio dedicato, perché non te ne vai al mare?”
Difendiamoci ed interveniamo nei confronti di coloro che mettono a rischio la nostra libertà.
Voglio porgere a tutti gli amici i migliori auguri di Buone Feste e, soprattutto, buone settimane bianche a tutti i camperisti che vivono la montagna rispettando il posto che li ospita.

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di Ivan Perriera
nr. 10
gennaio – 2003

Dal Pinocchio di Collodi
agli ottusi del nostro settore

Che il povero Pinocchio non vedesse al di la del proprio naso quando diceva le bugie è comprensibile (il naso era talmente lungo che avrebbe avuto bisogno del binocolo) ma che gli ottusi del nostro settore continuano a non vedere più lontano del proprio naso, la cosa è grave. E la gravità diventa acuta quando questi limiti sono propri di alcuni Dirigenti di Club o Associazioni.
Assieme alla Federcampeggio (e, bisogna riconoscerlo, grazie alla lungimiranza del suo Presidente) abbiamo da anni un rapporto (oltre che cordiale) veramente costruttivo, tale da portarci ad avere una collaborazione che comincia ad ottenere diversi riconoscimenti (parlare di successi potrebbe sembrare immodesto) anche da altri organismi che ruotano attorno al nostro settore di turisti itineranti.
E’ dal dicembre del 1998, quando fui invitato per la prima volta a Calenzano, che il nostro rapporto collaborativo è chiaro ed in quell’ottica, fino ad oggi, ci siamo mossi.
Ancora oggi, però, ci sono ancora dubbi e domande; ci sono ancora oggi presidenti e non che si pongono domande vecchie di ben 5 anni e che ancora, nonostante nei fatti abbiamo dimostrato che stiamo lavorando gomito a gomito (scusate il gioco di parole) riuscendo a non sgomitarci, anzi.
Allora mi corre l’obbligo di ribadire a tutti coloro che ne avessero bisogno che, sia io che Gianni Picilli, collaborando alla luce del sole (e questo forse per qualcuno può risultare anomalo) siamo e saremo sempre a disposizione per tutti i chiarimenti necessari a sgombrare il campo da quei dubbi da bar che possono essere graditi solo nei bar.
Ho il piacere di confermare che i rapporti tra Federampeggio e Unione Club Amici, oltre che cordiali possono dichiararsi amichevoli e, benché ciò esca dal quotidiano, sono personalmente felice di poter dimostrare che essere amici è possibile.
Siamo solo all’inizio del nostro percorso ma dobbiamo tenere sempre presente che “Roma non è stata fatta in un giorno” e solo muovendoci a piccoli passi potremo ottenere successi più concreti e definitivi.
I dubbi non aiutano nessuno ad essere sereno e noi vogliamo dare serenità e certezza a tutti i turisti italiani, anche a quelli che non fanno parte né della Federazione né dell’Unione. E se le vostre previsioni erano quelle che la nostra collaborazione fosse stata un fuoco di paglia…… beh, allora ci dispiace per voi.

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di Ivan Perriera
nr. 11
settembre 2003

Mondo Natura 2003

Si è conclusa la manifestazione più importante del settore "Turismo Itinerante" con la soddisfazione dei partecipanti che hanno preso d'assalto in massa il quartiere fieristico di Rimini.
Ancora una volta si sono svolti interessanti convegni sulle varie problematiche del settore con particolare attenzione alle aree di sosta ed alla loro "gestione" (non sempre a difesa dei camperisti più corretti) e sempre più frequentate da ....................
Altro particolare interesse ha suscitato il convegno organizzato da Promocamp in collaborazione con Legambiente che ha sancito la sottoscrizione delle due Associazioni per una campagna a favore dell'applicazione della legge relativa all'obbligo da parte delle Stazioni di Servizio di autostrade e superstrade (con una superficie superiore a 10.000 mq) di installare almeno un pozzetto di scarico per le autocarava e Bus turistici. Per tale iniziativa l'Unione Club Amici si offerta di collaborare quale cofirmataria dell'accordo.
Ed ancora, CamperAbile a cura di Plein Air, con a capo il suo Direttore Raffaele Jannucci, durante il quale sono stati presentati camper allestiti per i "disabili" grazie al contributo di eminenti Architetti di tutto il territorio nazionale (fra tutti ricordiamo l'arc. Pasquale Zaffina presidente di Assocampi di Roma).
Un commento a parte lo meritano i Prezzi ed i modelli che hanno raggiunto livelli incredibili.
Buona, a mio avviso, la soluzione utilizzata quasi esclusivamente sui semintegrali, di sfruttare lo spazio ed i sedili delle cabine guida permettendo migliore vivibilità con una discreta dimensione ridotta.
Ispiegabili ed immotivati, invece, gli aumenti di alcuni modelli e/o aziende mentre resta sempre piuttosto ignorata dai consumatori la fascia di primo prezzo come se differenze vicine ai 15.000,00 €uro fra un modello e l'altro dello stesso produttore fossero poca cosa.
Ma il mercato si muove come chiede il consumatore e per questa semplice analisi di economia possiamo solo dire:
"Chi è causa del suo mal, pianga se stesso"!!
A presto

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di Ivan Perriera
nr. 12
settembre 2003

Possedere un camper

potremmo cercare migliaia di parole per spiegare le sensazioni che si provano nel possedere un veicolo ricreazionale ma basta un avvenimento come quello successo domenica notte per sintetizzare le inutili parole con dei dati di fatto.
Black out.
Domenica di "paura" ed impreparazione per tutti tranne che per gli amanti del turismo all'aria aperta che ancora oggi sono fra i pochissimi ad essere pronti ad una crisi energetica.
Per noi campeggiatori una improvvisa mancanza di corrente elettrica non è imprevedibile e per questo siamo attrezzati per un'evenienza del genere. La batteria non va più, il relè non ci ricarica più la batteria, il rientro nei campeggi di notte e tante altre situazioni che ci inducono a comprendere l'importanza di piccoli elettrodomestici di "emergenza".
Per noi il black out è servito per spiegare ai nostri figli che utilizzare impropriamente una torcia può essere un problema in un momento di bisogno o, ancora, dimostrare che fare il pieno di acqua e gasolio prima di rientrare (diversamente da quanto pensano in molti) rappresenta una buona prevenzione perchè in momenti come quelli di domenica 28, in caso di sisma o di qualsiasi altra catastrofe, il nostro "mezzo" si trasforma immediatamente da un normale veicolo ricreazionale nella nostra "isola felice", perfettamente autosufficiente, capace di accogliere la nostra famiglia permettendoci di vivere senza traumi e/stress situazioni altrimenti drammatiche.
Così domenica 28 settembre, resomi conto che il nostro appartamento si era trasformato in un ambiente "ostile" (niente acqua e quindi impossibilità di cucinare, utilizzare i servizi igienici; niente frigo, niente TV o radio elettriche nessun contatto con i telegiornali ecc.) è bastato girare la chiave, mettere in moto il mio camper e trascorrere serenamente una domenica, che per molti è stata traumatizzante, in una domenica come le altre, anzi.
Vedere la gente per strada a fare la fila davanti ad una fontanella o ad un distributore di benzina mi ha fatto capire quanto noi, possessori di veicoli ricreazionali, possiamo ritenere il nostro investimento veramente oculato.
A presto

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di Ivan Perriera
nr. 13
novembre 2003

L'abito FA il monaco

Credo che ogni camperista si sarà posto la domanda che mi sono posto tante volte anch'io: Che differenza c'è fra i miei 55.000,00 €uro e quelli di un proprietario di una bellissima auto sportiva o di una "pilotina" dello stesso prezzo?
Apparentemente nessuna perchè il valore intrinseco è perfettamente uguale, e allora perchè noi subiamo un trattamento diverso?
Incuriosito da questa insistente domanda, in questi anni mi sono reso conto che il tutto dipende da ciò che sembra più banale. Uno dei detti più antichi del mondo (l'abito non fa il monaco) è falso.
A mio avviso, infatti, la prima differenza che salta agli occhi è quello dell'abbigliamento, ovviamente non per tutti, ma per molti è così.
Mentre il possessore di una pilotina o di un'auto di lusso viaggia con mocassino, bermuda e polo (quando è particolarmente casual), il camperista si lascia andare (è proprio il caso di dirlo) in un abbigliamento che non porterebbe mai in città. Ciabatta in plastica da mare, boxer fantasia (molte volte - troppe - in tinta con la camicia) e canottiera modello mercato rionale del giovedì.
Il fatto di andare in giro con la "casa" convince molti di potersi agghindare come se fossero nella propria abitazione. E' un po' come quando si incontra il vicino della porta accanto che esce da casa per andare prendere la posta o a buttare l'immondizia come se non dovesse incontrare mai nessuno (parte sotto del pigiamino della festa, ciabatte color marroncino in finta pelle squamata e canottierina da standa bianca a trama larga).
Per rendersi conto di questo, basta stare per un paio di giorni a Mondo Natura. All'interno del parco fieristico (che in quel momento è il palcoscenico del nostro mondo) si vede di tutto.
Sia uomini che donne, e questa è un'altra stranezza, passeggiano come se nessuno debba vederli.
Chi indossa dei pantaloncini di jeans tagliati ad altezza d'inguine, chi tiene la camicia quasi completamente sbottonata, chi ha il pantalone trasparente e mutanda non in tinta, chi non si è rasato e chi mostra, con orgoglio, le sue belle collane d'oro massiccio che si intravedono fra la lampo della bella tuta in acetato acquistata in qualche mercato asiatico.
In casa nostra tutti abbiamo il diritto di vestire come ci pare, ma quando ci "immergiamo" nel mondo esterno tutti dovremmo avere l'obbligo di tenere un certo contegno.
Come lamentarsi, allora, della sbagliata opinione che gli altri si fanno di noi se siamo i primi responsabili?
A mio avviso, la prima regola che un camperista dovrebbe darsi è quella di essere sempre e comunque "poco visibile" senza ostentare ed imporre la propria volontà di "trasgressione" anche nel vestire, perchè mai, come in questo caso "l'abito fa il monaco".
Auguri a tutti di Buone Feste

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di Ivan Perriera
nr. 14
gennaio 2004

Aderiamo alle Associazioni

L'uomo è, da sempre, un animale da "branco" che lotta fra la sua voglia di libertà assoluta e l'altrettanto assoluta necessità di far parte di un gruppo.
E' un continuo contraddirsi fra l'essere “io” e la voglia di condividere le proprie emozioni con i propri simili.
Far parte di un Club/Associazione è un momento indispensabile di socializzazione fra simili, non solo per le caratteristiche della specie ma anche per la condivisione di un proprio stile di vita, amore per la natura e voglia di vivere il proprio tempo libero con altri amici che condividano le tue scelte.
Essere parte attiva di un Club ti permette di diventare protagonista anche nelle scelte del gruppo e permette ai tuoi figli di incontrare nuovi amici con i quali trascorrere le proprie iniziative.
Ma la cosa più incredibile che voglio evidenziare è la straordinaria immediatezza nel fare amicizia con gente con non si è mai incontrata prima.
Tutto questo (cosa quasi inattuabile in altre occasioni) preoccupandoti soltanto di sapere se la persona che ti trovi a fianco all’interno del tuo Club, a tavola o in Assemblea è una persona educata oppure no (cosa immediatamente riscontrabile).
Non ti poni nessuna domanda diversa del tipo: chissà che lavoro fa, dove abita, dov’è cresciuto o che scuole abbia mai fatto il nuovo conosciuto.
Questo perché, a garanzia di tutto, sai che il tuo Consiglio Direttivo ha già valutato la domanda di adesione e quindi poca importa se il tuo nuovo AMICO sia un operatore ecologico o uno scienziato. Non chiedi se la moglie sia una bidella o una astrologa di fama internazionale.
I tuoi vicini condividono il tuo stile di vita, il tuo amore per il plein air e questo basta.
Non esiste gerarchia (gli stessi membri del Consiglio Direttivo sono considerati SEMPLICEMENTE più volontari di altri) o forme di sudditanza. Non ci sono critiche nei confronti del nuovo socio, né antipatici paragoni.
Anche se il tuo camper è nuovo di zecca e quello del tuo nuovo amico ha dieci anni non ne fai un problema. Sei già in sintonia con lui e questo basta.
Non intendo contestare chi resta “fuori dal gruppo” ma mi fa piacere ricordare (anche a me stesso) che la scelta di aderire ad un Club è la cosa più giusta da fare.
Non importa a quale associazione aderirete ma permettetemi un consiglio, non restate mai da soli.

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di Ivan Perriera
nr. 15
aprile 2004

Caro Ministro Lunardi
Non voglio essere irriguardoso nei confronti di un nostro Ministro, che pure molte volte è stato poco rispettoso verso i camperisti, ma francamente ritengo che avremmo potuto, in questi mesi, concentrarci su argomenti più importanti rispetto al pur necessario gilet. Avremmo potuto parlare, ad esempio, dello stillicidio al quale sono costretti gli automobilisti che attraversano la Calabria per raggiungere o partire dalla Sicilia. Infatti, durante il nostro ultimo viaggio in terra di “Trinacria”, abbiamo avuto il “piacere” di notare come si viaggi in condizioni da terzo mondo. Eppure tutti noi avevamo a bordo il gilet ma anche se avessimo voluto indossarlo sarebbe stato perfettamente inutile perché la fila era talmente lunga ed immobile che l’unico rischio che abbiamo corso è quello di morire di noia. Chilometri di coda, chilometri di corsia unica (e se trovi, così com’è successo a noi, un camion carico viaggi a 30 km. all’ora…...), infiniti cambi di corsia. Insomma, per percorrere 413 km. da Salerno a Villa San Giovanni non sono bastate 6 ore. Però avevamo i gilet a bordo. Anche la Polizia Stradale sembra essere stata precettata per controllare i “cattivi” che non avevano provveduto a comprare il gilet. Ma quanti comprarne? Uno, due, tre, quattro o cinque. Mah? intanto tutti ne abbiamo comprati solo due (al massimo) con il risultato che tutte le auto ferme sulla corsia d’emergenza si presentavano con il guidatore fuori dalla macchina e gli altri familiari, o parenti, ordinatamente seduti in macchina con il rischio, ben più concreto e probabile, di essere trascinati per centinaia di metri da un tir impazzito. Al peggio non c’è mai fine e così, approfittando delle frequenti soste alle stazioni di servizio, ho potuto porre una domanda, sempre la stessa, agli agenti della Polstrada che via via trovavo nelle varie aree di rifornimento impegnati nei posti di blocco e nei controlli (infatti, essendo, tutto il percorso, una fila continua, mica potevano creare dei posti di blocco in mezzo al traffico?). “Scusi Agente, il Legislatore ha scritto che i gilet vanno indossati  obbligatoriamente la notte ed in caso di scarsa visibilità. Quindi devo interpretare la legge considerando che se viaggiamo in una giornata di sole, senza nebbia o foschia, non abbiamo l’obbligo di indossare il discusso indumento di individuazione?” Le risposte sono state le più strane e disparate. C’è chi ha detto, con tono certo e determinato: “Assolutamente falso, Lei ha l’obbligo di indossare il gilet sempre e comunque quando è in autostrada” e pressato dalla mia insistenza ha risposto: “Lei può fare come vuole, se la incontro io senza gilet le faccio la multa e lei, se vorrà, potrà fare ricorso”. Altri mi hanno detto: “non so dove lei abbia letto questa precisazione sulla scarsa visibilità ma comunque se chi decide sostiene che non c’era una buona visibilità lei si prenderà la multa e basta”. E’ chiaro che la confusione è totale e creerà non pochi problemi di interpretazione della legge con gli agenti da una parte e gli utenti (che saranno sempre i perdenti) dall’altra. Ma non sarebbe stato meglio, caro Ministro, controllare che i lavori fossero eseguiti correttamente occupandosi dei cantieri aperti e fermi da tre anni (risale al 2001 il nostro precedente viaggio in Sicilia), invece di accanirsi sugli utenti che hanno, fra l’altro, dimostrato maturità con l’ingresso della patente a punti? Non sarebbe stato meglio evitare ai poliziotti inutili ed interminabili discussioni lasciandogli il tempo di effettuare controlli più necessari (ad esempio controllare chi continua a passare sulla corsia d’emergenza) invece di fargli controllare un pur utile gilet? E non è, esimio sig. Ministro, che nel resto d’Italia le cose vadano meglio! Se qualcuno pensa di aver risolto i problemi della tangenziale di Bologna, di Mestre, di Milano (est o ovest scelga lei); o della tratta Firenze/Bologna o della “A14” con il gilet ad alta visibilità, allora, a mio avviso, siamo messi veramente male e nelle mani di pericolosi teorici che non sanno essere convincenti nel consigliare un utile gilet.

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di Ivan Perriera
nr. 16
maggio 2004

Chi controlla i controllori?

Ormai per ricordarsi a memoria tutte le nuove norme del Codice della Strada bisogna essere dotati di un cervello delle capacità del prof. Zichichi.
Punti di qua, punti di la, metti il gilet, allaccia la cintura, inserisci l’auricolare, sono solo alcune delle tante preoccupazioni che un guidatore ha ormai nel suo cervello. Ma fortunatamente ci sono, anche se pochi, degli elementi CHIARI e facilmente interpretabili.
I LIMITI DI VELOCITA’!
Il codice della strada recita all’art. 142 comma 1: “Ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana la velocità massima non può superare i 130 km/h per le autostrade, i 110 km/h per le strade extraurbane principali, i 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e per le strade extraurbane locali, ed i 50 km/h per le strade nei centri abitati, con la possibilità di elevare tale limite fino ad un massimo di 70 km/h per le strade urbane di scorrimento, previa l'apposizione degli appositi segnali”; per poi proseguire con il comma 2: “Entro i limiti massimi suddetti, gli enti proprietari della strada possono fissare, provvedendo anche alla relativa segnalazione, limiti di velocità minimi e limiti di velocità massimi, diversi da
quelli fissati al comma 1, in determinate strade e tratti di strada quando l'applicazione al caso concreto dei criteri indicati nel comma 1 renda opportuna la determinazione di limiti diversi, seguendo le direttive che saranno impartite dal Ministro dei lavori pubblici.” Finalmente, dunque, un viaggiatore sa PERFETTAMENTE a quale velocità andare a seconda della strada percorsa. Ma allora, perché sulla S.S. “Trignina”, ad esempio, (così come per la totalità delle altre) lunga appena 72 km. ci sono 84 cartelli (e dico 84 perché certamente non ne ho visto qualcuno) che riducono la velocità? Ma come è possibile che l’Ente proprietario della strada possa pensare che ogni 857 m. un povero utente debba modificare la propria velocità? Ed ancora, è ma possibile che lo stesso Ente pensi che sia possibile ridurre la velocità in galleria a 50 km orari? La prima domanda che mi viene da fare è: Ma in questo astratto Ente, c’è qualcuno che abbia la patente e che guidi rispettando le STRONZATE che hanno installato? Qualcuno dei loro illustri ingegneri ha mai provato a ridurre la sua andatura dai 90 km. ai 50 (e cioè del 45% di quanto DOVREBBE essere previsto) quando entra in galleria?
Al solo pensiero immagino un’infinità di tamponamenti che potrebbero essere causati, non da delinquenti assassini ai quali bisognerebbe ritirare la patente, ma da quei rispettosi guidatori che rispettano il limite della strada!
Quello che indispone è che, sempre lo stesso comma 2 del medesimo art. 142 dice anche: “Gli enti proprietari della strada hanno l'obbligo di adeguare tempestivamente i limiti di velocità al venir meno delle cause che hanno indotto a disporre limiti particolari.” Che hanno indotto a disporre limiti particolari???? Ma allora questo vuol dire che tutti i cartelli diversi da quanto dettato al comma 1 devono essere posti sulla strada SOLO PER IL SOLO TEMPO NECESSARIO A RISOLVERE LE CAUSE (io, leggo lavori di sistemazione della strada). Ed allora devo pensare (come ho sempre pensato) che quei cartelli vecchi di decenni sono illegittimi.
Ed allora l’Ente proprietario, così come da comma 2, è obbligato ad adeguare TEMPESTIVAMENTE i limiti di velocità, non appena risolte le cause delle modifiche. Leggo ancora (e non senza stupore) nel comma 2: “Il Ministro dei lavori pubblici può modificare i provvedimenti presi dagli enti proprietari della strada, quando siano contrari alle proprie direttive e comunque contrastanti con i criteri di cui al comma 1.”. Sogno o son desto? Il Ministro può intervenire a nostro favore???? E perché non lo ha mai fatto????
Ma non è finita. Sentite come si conclude l’ormai famoso comma 2: “in caso di mancato adempimento, il Ministro dei lavori pubblici può procedere direttamente alla esecuzione delle opere necessarie, con diritto di rivalsa nei confronti dell'ente proprietario.” IL MINISTRO PUO’ PROCEDERE DIRETTAMENTE ….. CON DIRITTO DI RIVALSA NEI CONFRONTI DELL’ENTE????? Ma allora tutte le multe che abbiamo preso, e che, ahinoi, continueremo a prendere, le abbiamo prese perché l’ENTE non ha adeguato tempestivamente i limiti?
Allora bisogna colpire i controllori!
Già, MA CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?
Ivan Perriera
Coordinatore Nazionale
Unione Club Amici
ucaclub@tin.it
393-9456077

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di Ivan Perriera
nr. 17
giugno 2004

Le bugie dei “media”

Si è da poco conclusa una primavera da incubo. Pioggia, vento, freddo, hanno caratterizzato i primi mesi del 2004, facendo registrare abbondantissime precipitazioni e nevicate fino a primavera inoltrata anche al centro sud.
Ripensando alle allarmanti informazioni dello scorso anno mi sono reso conto di quante bugie ci vengono propinate da pseudo esperti del settore meteorologico, da scienziati di fama internazionale, da colonnelli dell’Aereonautica.
Il buco nell’ozono e lo scioglimento dei ghiacciai sono certo delle realtà da considerare e da monitorare continuamente ma quello che c’è stato raccontato lo scorso anno meriterebbe il salto di qualche testa che, con allarmismi gratuiti, ha avventato delle previsioni sconvolgenti per la nostra specie:
“Non pioverà più; Non ci saranno le nevicate di una volta; Le falde acquifere si essiccheranno.”
Adesso, di tutti questi luminari, a mio avviso capaci solo di affacciarsi alla finestra e guardare le condizioni del cielo, non se ne vede più neppure l’ombra.
Tutti scomparsi. Nessun convegno. Nessuna tavola rotonda.
Per mesi e mesi la nostra nazione è stata alla stregua del Regno Unito o dei più freddi paesi scandinavi.
I fiumi sono colmi d’acqua, i bacini strapieni e nessuno di noi ha effettuato il tradizionale cambio di stagione negli armadi di casa fino a giugno avanzato.
Nessuno ha saputo cosa indossare, cosa portarsi nella valigia per un week-end fuori casa, mentre, degli eminenti scienziati nemmeno l’ombra. Nessuno che ci dice come potrebbe essere la prossima estate; nessuno che si esprime in relazione alle condizioni climatiche; nessuno che si spinge oltre la banale constatazione dei fatti.
Non ci sono più esperti, non ci sono più “professoroni”, non ci sono più BUGIARDI.
Ed allora, piuttosto che continuare a farci raccontare delle colossali bugie dai “media”, viviamo anche noi alla giornata nella speranza che la prossima estate non sia come la passata primavera, ma che porti, come sempre, sole, caldo e mari calmi dove potersi immergere per tutto il periodo delle nostre sospirate e meritate vacanze.
Comunque vada, noi campeggiatori, con i nostri veicoli itineranti, possiamo continuare a vivere le nostre esperienze a prescindere dalle previsioni,
dalle precipitazioni e dalle bugie dei “media”.
Buone Vacanze a tutti

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di Ivan Perriera
nr. 18
ottobre 2004

Mondo Natura 2004

Autocaravan o miniappartamenti?
Se penso alla mia perplessità nell’acquistare una piccola multiproprietà a Cervinia; se penso alle discussioni in famiglia se effettuare o meno tale investimento; se penso ai calcoli matematici e l’attenta valutazione del valore impegnato rispetto all’effettivo godimento del bene.
Se penso a tutto questo mi rendo conto quanto il popolo dei camperisti possa essere strano. Il mio investimento valdostano vale pressappoco il 10% del valore del mio camper, per il quale, al momento dell’acquisto, ho dovuto riflettere (si fa per dire) per un week-end. Valutazioni di alta finanza, da una parte, e la consapevolezza che un mezzo itinerante non ha valore se  paragonato alla gioia di scoprire nuovi orizzonti con la semplicità di una gita fuori porta, dall’altra. Non c’è acquisto o investimento che non venga ben ponderato da parte di un camperista, ma al momento di cambiare il proprio mezzo i freni inibitori spariscono come d’incanto. Tutto è lecito e proporzionato.
Così, consapevoli di questa nostra “debolezza”, le case costruttrici presentano ogni anno modelli sempre più simili a miniappartamenti ben ammobiliati e con ogni tipo di confort.
La preparazione all’acquisto è pressoché uguale per tutti. Dopo l’entrata in Fiera, un primo giro di perlustrazione (durante il quale abbiamo già scelto modello e marca) e le prime, finte, “litigate” fra marito e moglie sull’opportunità della spesa, si passa al secondo passaggio per abituarsi ai prezzi ed auto convincersi che, in fondo, diecimila €uro non sono più importanti ed indispensabili come i vecchi venti milioni!!!
Al terzo passaggio, abbiamo individuato il nostro Concessionario che ci presenterà un mega finanziamento “a babbo morto”; ma siamo soddisfatti perché ci siamo rivolti al Concessionario per noi più simpatico, serio e disponibile.
Così, fra un sorriso e la concessione di qualche optional firmiamo il sospirato contratto non rendendoci ancora conto se, con quella firma e con quel finanziamento, abbiamo acquistato un autocaravan o un miniappartamento.
Ma poco importa. Quello che conta è che siamo riusciti a realizzare il nostro sogno a dispetto dei fatalisti, conservatori e gli economisti che a volte, però, hanno ragione.
Ma Mondo Natura non è solo il salone degli acquisti è anche l’occasione per osservare le offerte del mercato e le varie novità.
Così quest’anno (avendo “già dato”) ho potuto concentrare la mia attenzione sulle varie proposte presentate dalle varie aziende in fiera.
Indiscutibilmente si va verso il perfezionismo assoluto ed ogni richiesta è assecondata.
Al diavolo i pesi eccessivi, gli “sbalzi” esagerati e le balestre rinforzate, all’interno dei nostri veicoli itineranti pretendiamo tutte le comodità del mondo.
Il bagno e la doccia separati, il forno, il frigo alto, il serbatoio supplementare ed un bel garage di 5 metri cubi (ma reggerà il peso della roba che inseriremo dentro, visto che il peso massimo consentito è di 130 kg.?).
Le rifiniture hanno raggiunto livelli da yacht e le coibentazioni sono sensibilmente migliorate.
Anche dal punto di vista delle “scocche” si è fatto tanto.
Ma il dubbio è che forse si sta cercando di fare troppo. Ed il troppo storpia (o quantomeno costa). Ma fortunatamente la fiera è andata bene anche dal punto di vista delle vendite e dei rapporti interpersonali. Tutti i concessionari, nonostante le “catastrofiche” minacce, sono stati presenti e disponibili a trattare affari durante la fiera, e questo ha rasserenato gli animi esasperati di alcuni consumatori, ma ha anche fra gli stessi venditori c’è stata più correttezza. Gli accessori, invece, non sono stati caratterizzati da particolari e sensazionali novità e questo, senza dubbio, è l’aspetto più deludente della fiera.
Personalmente penso che un intero padiglione dovrebbe essere caratterizzato dalle novità mondiali dell’accessoristica da camper (ma non solo),
arricchito con tutte le estrosità dei paesi dell’est.
Qualche esempio le biciclette pieghevoli ed i motorini elettrici (ancora avvolti nel mistero del divieto di circolazione in luoghi pubblici o strade); utensilerie varie (pinze ed attrezzi di lavoro originali); accessori elettrici vari (inverter, torce, accumulatori).
Arriverei, ma questa è solo la mia opinione, persino all’esasperazione proponendo tutte quelle novità per la casa e la famiglia che ogni tanto vediamo in TV. Se non altro questo ci porterebbe una ventata di novità indispensabile per rigenerare le proposte dei camper, delle caravan e del settore in genere. Intanto, mentre scrivo, sono pervenuti i dati sui visitatori che sono stati la bellezza di: 104.332 a dimostrazione dell'apprezzamento che il mercato ha nei confronti di Mondo Natura e di Rimini.
Ivan Perriera
Coordinatore Nazionale
Unione Club Amici

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di Ivan Perriera
nr. 19
novembre 2004

Speranze di Natale

Più vado in giro e più mi convinco che sempre più Comuni richiedono la presenza dei turisti itineranti, emarginando i Comuni ostili che sembrano volere ignorare le ricchezze che il nostro turismo rappresenta.
Via via, così come una goccia d’acqua riesce col tempo a bucare la roccia, la perseveranza delle Associazioni di settore e della Stampa (almeno di quella vera) comincia a raccogliere i primi concreti risultati, promuovendo sempre più comuni che “aprono” la loro ospitalità ai camperisti.
Stiamo parlando di piccoli comuni, e non di megalopoli, ma stanno aumentando così tanto da isolare, a mio avviso, la stupidità di quegli amministratori che con ordinanze illegali (o comunque contrarie alle norme vigenti) si ostinano ad imporre divieti, all’unico turismo che potrebbe arricchire il proprio comune ed i propri commercianti per trecentosessantacinque giorni all’anno.
I camperisti sono sempre pronti ad accettare gli inviti turistici e non conoscono soste, pause, o periodi particolari, per vivere le proprie esperienze; e per rendersi conto di questo, basta che durante una sagra, una festa di paese, una rappresentazione, il tempo peggiori, che piova o che nevichi, per rendersi conto che l’unico turista che non “abbandona” è il camperista.
L’esplosione del nostro turismo è stata violenta e veloce al punto che gli spazi previsti rischiano di non essere più sufficienti da un’edizione all’altra.
Sempre più spesso le Amministrazioni Comunali, consapevoli della loro inesperienza nel gestire il turista itinerante, coinvolgono le Associazioni di settore per trovare una fattiva collaborazione fra comuni e camperisti che possa lasciare soddisfatti sia gli uni che gli altri.
Ma come alcuni Comuni stanno restando emarginati, anche molti camperisti (anzi proprietari di camper) incivili cominciano ad essere contestati dagli altri, più corretti, camperisti. Ogni proprietario di camper conosce perfettamente le regole del vivere civile ed è pronto a riprendere i trasgressori senza attendere l’arrivo della forza pubblica, almeno per una prima contestazione.
Paradossalmente è proprio lo sviluppo del nostro turismo a mettere in pericolo la nostra libertà. Abbiamo bisogno di regole chiare che vengano rispettate da tutti, così come abbiamo bisogno di regole chiare per gestire il noleggio, che continua ad essere una mina vagante in mare aperto.
Ma siamo a Natale ed a Natale non devono mancare le speranze. Non siamo più bambini e, purtroppo per noi, non è più tempo per le letterine a Babbo Natale e non possiamo fare altro, quindi, che sperare in un turismo più libero e condiviso dai Sindaci di tutta Italia e in un turismo più cosciente e rispettoso da parte di molti proprietari di camper che, ancora, camperisti non sono.
Forse se sapremo far capire a tutti che, con il nostro arrivo, arriveranno anche dei doni (acquisti, presenze, promozione turistica) forse anche noi, come Babbo Natale, indiscusso primo "turista itinerante" della nostra fantasia, saremo ben accetti ed attesi.
Buone Feste a tutti
Ivan Perriera
 

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di Ivan Perriera
nr. 20
febbraio 2005

Basta poco, che ce vo’?

Più vado in giro e più mi rendo conto dei passi da gigante che stiamo facendo.
Grazie al lavoro instancabile delle Associazioni, quasi tutti abbiamo preso coscienza delle piccole, ma importanti, procedure per evitare di essere troppo “visibili”.
Ogni singolo camperista sa perfettamente quali sono i suoi obblighi ed i suoi doveri quando arriva in una nuova località e sa sempre comportarsi durante le soste sia diurne che notturne.
Il camperista è dunque diventato un vero e proprio esperto del settore e con questa convinzione riesce, sempre di più, a non essere osteggiato.
Un po’ d’attenzione nei parcheggi, un occhio alla segnaletica ed ecco che nessuno ti ospita a malincuore.
Ma i fenomeni a “rischio” sono sempre in crescita.
Da un po’ di tempo a questa parte ho notato che le griglie dei pozzetti di scarico cominciano ad essere sempre caratterizzate da lembi di carta che viene lasciata in bella vista.
Così, “attratto da questa nuova casistica e “forzato” da qualche linea di febbre, ho monitorato per un intera giornata un pozzetto di scarico nei pressi del parcheggio nel quale mi ero fermato.
Ed ecco che la causa dello strano fenomeno viene pian piano alla luce.
Nonostante la presenza di un regolare pozzetto, di un regolare rubinetto per l’acqua a poca distanza ed una potente getto in grado di pulire la griglia, il furbo della situazione ha trovato il modo come “fregare” tutti.
Conscio della sua intelligenza, il mandrillo camperista osserva, dopo aver scaricato, se ci sono occhi indiscreti a controllarlo ed in caso negativo chiude il suo scarico o la sua Thetford (è fra i possessori della fatidica “cassetta” la percentuale più alta di quelli che si comportano così) e scappa via senza tirare fuori il tubo per l’acqua.
Logica conseguenza, la pressione della sola cassetta o dello scarico del camper non riesce a liberare la griglia dalla carta (quando si tratta solo di quella) che si è incagliata negli angoli.
Guardo per tutto il giorno, incredulo, quanto avviene sotto i miei occhi e cerco una spiegazione logica che non riesco a trovare.
Ma è mai possibile che siamo ancora così irriguardosi nei confronti degli altri? Ma è mai possibile che non riusciamo ancora a “tratta il prossimo tuo come te stesso”?
Ancora non riusciamo a comprendere che, tutto sommato, per ricevere un po’ più d i considerazione “Basta poco, che ce vo?”
Dopo la simpatica esperienza, mi sono convinto che bisognerebbe installare presso tutti i pozzetti un cartello con un messaggio di “speranza”.

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di Ivan Perriera
nr. 22
maggio 2005

Siamo ancora campeggiatori?

Durante la fiera dell’Expo Levante di Bari, mi sono divertito a trovare per la notte dei posti isolati, dove nessuno mi ha visto, dove nessuno è venuto.
La costa pugliese, ad esempio da Ostini a Lecce, è ricca di posti come quelli da me indicati.
Straordinarie calette, mare color smeraldo, costa frastagliata e ricca di scogli e, ogni tanto, qualche torre d’avvistamento per dare al paesaggio un tocco di storia.
Tutto perfettamente isolato, senza confusione, chiasso o, peggio, polizia municipale e cartelli di divieto.
La sera, appena buio, il silenzio ti avvolge invadendoti di quei ricordi da vecchio campeggiatore. Provi a rivivere i momenti di spensieratezza che riuscivi a vivere negli anni 80.
L’aria sembra incredibilmente fresca e pura.
Eppure…….
Eppure qualcosa non va, non ti senti più tranquillo.
Troppo isolato. Troppo rischioso. Troppo noioso.
Noioso, isolato, rischioso?
Ma dov’è andato a finire il mio spirito di avventuriero di quando, senza preoccuparmi di nulla, montavo la mia piccola, ma allora confortante, canadese (due metri e 50 per due ed uno zaino nel quale erano contenute tutte le attrezzature utili per la sopravvivenza).
E dov’è andata a finire la voglia di estremo che riusciva a caratterizzare tutte le mie vacanze.
E’ vero, i tempi sono cambiati ma, assieme a loro, a mio avviso, siamo cambiati anche noi.
E’ un po’ come quando ti ritrovi a dire ai tuoi figli le stesse identiche cose che non volevi sentir dire ai tuoi.
Subito dopo aver fatto il genitore (con le stesse parole) ti rendi conto che non sei più tu, quel ragazzo spensierato e pieno di se che affrontava il mondo a petto in fuori.
Ed è così anche per il campeggio, la caravan, i camper e le nostre vacanze in genere.
Non esiste veicolo itinerante che oggi non ti offra tutto il superfluo, tutta l’inutile tecnologia che una volta lasciavamo a casa (e con quanto piacere).
Forno, frigo alto con cella, doccia interna ed assolutamente separata dal bagno, oblò panoramico, gruppo elettrogeno ed aria condizionata.
E per concludere, una bella antenna parabolica che ti permette di non perdere neppure una sola puntata di Beautifull.
Ma dove è andato a finire il nostro spirito di campeggiatore? Il nostro spirito di adattamento?
Dobbiamo cercare di tornare al “genuino”, al campeggio libero, al silenzio delle spiagge isolate.
Se non altro, per evitare la calca dei centri balneari, dei lungo mare pieni di divieti e di insoddisfatti ragazzotti che la notte vengono a fare i “giri della morte” attorno ai nostri camper.
Torniamo al naturale modo di vivere il campeggio.
Torniamo ad essere quelli che eravamo prima di diventare camperisti.
Torniamo ad essere campeggiatori.

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di Ivan Perriera
nr. 23
luglio 2005

Fino a dove può spingersi il nostro diritto

Buona norma vuole che la mia libertà finisca dove comincia quello di un altro e, partendo da questo principio, mi chiedo perché una parte di noi si sente così diverso dagli altri turisti.
Chi è stato campeggiatore, ancor prima che camperista, è abituato a rispettare certi canoni che ogni realtà, sia essa commerciale che pubblica, detta nella sua zona di competenza.
E’ vero che molti, troppi, comuni, in occasione dell’estate, installano cartelli di divieto per autocaravan “ordinati” da Sindaci “Don Abbondio”, abilissimi a nascondersi dietro le loro illegittime ordinanze per non ammettere, con i propri concittadini, di non aver saputo organizzare e gestire il nostro turismo all’area aperta.
E’ altrettanto vero che le nostre Organizzazioni Nazionali devono puntare a creare un tavolo di trattativa con il Ministero ai Lavori Pubblici per difendere i diritti di tutti i turisti itineranti (oltre che dei nostri associati) e per stabilire delle regole fisse per tutti, e per questo è stato fatto un primo passo nei mesi scorsi.
Ma, a volte, leggendo alcune lettere di protesta mi chiedo fino a che punto può spingersi il nostro diritto.
Perché, ad esempio, se voglio andare in aereo, in auto, in caravan, in moto, in una zona del mondo ritengo normale che debba prenotare ogni mio spostamento (biglietto, hotel, campeggio, parcheggio dell’auto, ecc.) ed organizzarlo nei minimi particolari, sapendo che se non trovo posto dovrò cambiare itinerario?
E perché con il camper ho la “pretesa” che tutti i posti siano a mia disposizione?
E’ giusto “lottare” contro un comune che ha già realizzato due o tre aree di sosta e che una volta esauriti i posti a disposizione ci neghi la possibilità di parcheggio?
Sono dubbi, questi, che accompagnano le mie giornate senza sapere da quale parte sta la ragione.
E’ più “assurdo” il sindaco che all’ingresso del comune pone un cartello con la scritta: DIVIETO DI SOSTA per le Autocaravan sulle strade comunali eccetto l’area attrezzata in via tal dei tali, o è più “assurdo” il camperista che “pretende” di arrivare senza prenotazione ed avere diritto al posto?
Qualcuno tira in ballo l’art. 185 del Codice della Strada ma l’unica cosa che possiamo dire del famoso articolo è che è stato, e continua ad essere, perfettamente inutile a causa delle varie e molteplici interpretazioni alle quali si presta.
L’unico dato vero è che le Autocaravan pagano una regolare tassa di proprietà (non più tassa di circolazione – e questo la dice lunga) e che dovremmo poter avere il diritto di PARCHEGGIARE dove ci pare, senza limiti, come un qualsiasi altro autoveicolo, se non quelli di non aprire tende o finestre, gradini o piedini di stazionamento.
E’ anche vero che da parte nostra dovremmo garantire, in caso di sosta (o di parcheggio breve), che nessuno si sogni di “accamparsi” in ogni angolo utile per cercare di aggirare l’ostacolo del divieto.
Stiamo lavorando affinchè le Organizzazioni Nazionali riescano ad avere voce nelle sedi istituzionali, proprio per evitare di litigare con i “Don Abbondio” paladini solo di se stessi.

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di Ivan Perriera
nr. 24
ottobre 2005

Parole importanti..... buttate al vento

Ancora una volta, a “Mondo Natura”, uno dietro l’altro (e molte volte, anzi troppe, in contemporanea) si sono susseguiti importanti convegni delle più importanti organizzazioni del settore.
Tutti argomenti attuali, essenziali, ed indispensabili per il futuro del turismo itinerante.
Si è discusso di attualità e progetti futuri. Importanti relatori, italiani ed esteri, si sono susseguiti nelle varie assemblee organizzate per il bene degli utenti finali: i campeggiatori.
Peccato, però, che i campeggiatori, a questi convegni, non siano mai venuti.
Pochi minuti prima dell’inizio di ogni assemblea i vari “personaggi” del settore ci guardavamo intorno con i pochi presenti, sempre gli stessi. Sopra le scale antecedenti le bellissime sale della Fiera di Rimini, dall’alto delle balaustre si scorgeva la fiumara di gente, tutti campeggiatori, che attraversavano la grandissima hall centrale dell’ingresso sud (quello principale), senza che nessuno deviasse verso le sale dei convegni. Il personale della Fiera di Rimini si è impegnato a effettuare annunci che alle ore......., presso la sala………., a cura dell’organizzazione………, si sarebbe svolto un interessante convegno, per discutere l’importante tema……….
Macchè, gli unici a rispondere ai solleciti siamo stati sempre gli stessi.
A parte i Presidenti Nazionali, i soliti relatori ed i vari ospiti, gli unici campeggiatori presenti sono stati i vari aderenti alle organizzazioni organizzatrici, opportunamente reclutati dai vari responsabili.
Evidentemente, anche nell’organizzazione dei convegni bisognerà cambiare qualcosa.
Analizzando i motivi di tanto disinteresse ai convegni da parte dell’utente finale emerge che, una volta pagato il biglietto, il campeggiatore deve sfruttare al massimo la permanenza in fiera per cercare di visionare tutte le novità presentate a Rimini, per ammortizzare la spesa sostenuta del parcheggio e del biglietto è costretto, nella stragrande maggioranza dei casi, a visitare la fiera in un solo giorno. L’apertura della fiera (09,30) si protrae fino alle 11,00 ed una volta entrati dall’ingresso Ovest (dal quale entra, a mio avviso, il 60% dei visitatori) il visitatore si riversa sui modelli dei camper, che al 70% vede dall’esterno (o dalle finestre) a causa dell’elevato numero di visitatori dei weekend. Bene che vada, i visitatori entrati dagli ingressi laterali (Est ed Ovest), raggiungeranno la hall centrale intorno all’ora di pranzo. A questo punto, più che ai convegni, si pensa alla sistemazione per il pranzo. I più fortunati sono quelli che si sono attrezzati autonomamente perché quelli che hanno scelto il “self service” si trovano a dover attendere una lunghissima fila perdendo non meno di un’ora per la pausa pranzo.
Forse, e dico forse, a fine serata saranno riusciti a visitare tutti i padiglioni opposti a quello di entrata, stanchissimi e confusi, i visitatori si riversano verso le uscite, carichi di buste ed a tutto hanno pensato tranne che a partecipare ai pur importanti convegni.
A sera, l’unica distrazione è riservata agli amanti dei balli di gruppo sotto il tendone della fiera.
Forse, ma è solo una mia idea, bisognerebbe organizzare i convegni la sera, intorno alle 21,00, in un’area opportunamente preparata dalla fiera di Rimini, in modo tale che tutti gli interessati all’evolversi del settore possano avere il tempo, dopo cena, di partecipare ai convegni, evitando così che le importanti parole e pareri degli organizzatori o, meglio, le proposte dei campeggiatori vengano buttate al vento.

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di Ivan Perriera
nr. 25
dicembre 2005

Razzisti, prevenuti o stanchi dei maleducati?

Si dice che siamo tutti i camperisti siamo uguali e che tutti ci vogliamo un gran bene.
Perché, allora, quando siamo in un’area di sosta e vediamo arrivare degli altri camper temiamo il peggio?
Il nostro affetto per gli altri camperisti è tutto in quel colpo di fari che, grazie a Dio, è rimasto.
Se ci incontriamo in un raduno organizzato, confidando sulle scelte degli organizzatori, siamo felici di fare nuove amicizie ma per strada………..
Se volessimo essere ipocriti potremmo dire che siamo felicissimi di vedere arrivare altri camper nell’area che noi avevamo scelto per il weekend o,
ancora peggio, nella spiagetta, una volta sconosciuta, nella quale ci eravamo rifugiati dall’esodo estivo.
Potremmo dire, anche, che quando partecipiamo ad una sagra, festa o manifestazione aperta a tutti siamo felici se al nostro arrivo troviamo il
parcheggio pieno.
E come definiamo i nostri simili vedendoli accampati come delle vere e proprie tribù?
Siamo diventati razzisti di noi stessi o abbiamo ragione nel dire che si sta esagerando?
E’ eccessivo protestare nei confronti di chi, come noi, ha scelto il turismo itinerante e non sa viverlo con discrezione e rispetto per chi ci ospita?
Sono finiti i tempi in cui, quando vedendo arrivare altri camper, speravi che si parcheggiassero vicino a noi per stringere nuove amicizie (e chi è camperista come me dall’83 sa perfettamente quanto quelle amicizie si siano saldate nel tempo).
Oggi, bene che vada, ti auguri che i nuovi arrivati si mettano quanto più possibile distante (se non altro per evitare la troppa invadenza di chi con 10.000 mq di piazzale si ferma accanto a te non permettendoti neppure di aprire le finestre).
Ci lamentiamo per come veniamo considerati da certe Amministrazioni comunali o per come ci accolgono quando, pure noi, temiamo in modo forte e convinto la maleducazione di qualche soggetto irreale.
Anche noi abbiamo sempre più paura dell’incivile che ti si parcheggia a fianco con gruppo elettrogeno o motore acceso, incurante del gas di scarico che ti fa respirare.
Abbiamo sempre più il timore di dover litigare ad ogni uscita, proprio fra di noi, ed abbiamo più paura dei cafoni (qualcuno li chiama proprietari di camper anziché camperisti), che rendono le nostre vacanze un inferno, che dei divieti imposti dai soliti sindaci “fuorilegge”.
Ma è mai possibile che non si riesca a trovare una via di mezzo fra un discreto tavolino per un pranzo all’aria aperta ed un accampamento di “sioux”, con sedie sparse nel raggio di 500 mq, biciclette buttate per terra senza un minimo di ordine e garbo, barbecue a distanza perfetta per non affumicare i propri commensali ma in grado di annerire il camper a fianco che, tanto, non è della nostra compagnia?
E’ mai possibile che non riusciamo a stare con i nostri amici nello spazio che il tendalino ci offre?
Quando riusciremo a capire che la nostra libertà finisce laddove comincia quella degli altri saremo diventati, anche noi, turisti di serie “A”.
- Alle Associazioni il compito di “guidare” i propri soci verso la giusta fruizione della nostra libertà;
- Alla stampa il compito di “ribadire” la correttezza;
- Ai noleggiatori il compito di “istruire” i propri clienti con serietà;
- Alle amministrazioni il compito di “punire” solo i trasgressori delle norme esistenti lasciando in pace le persone corrette, rispettose ed educate.
Speriamo nel prossimo anno……… intanto auguri a tutti di Buone Feste.

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di Ivan Perriera
nr. 26
febbraio 2006

Nessun dorma!

Convegni, parole importanti, esimi ospiti; bla bla bla sul nostro e sul turismo in genere; crisi della nostra più importante azienda: il turismo; rischio (se non certezza) di perdere i turisti stranieri ed italiani.
E noi, noi che dovremmo, che potremmo avere la possibilità di protestare, consigliare i nostri politici che sembrano non interessarsi al problema turismo, che facciamo?
Parliamo, parliamo, parliamo.

Già nell’incontro nazionale dell’Unione Club Amici che si svolse a Bellaria a maggio del 2002, proposi ai club presenti di avviare una iniziativa che, oltre all’utilità della motivazione, ci avrebbe permesso di capire quanto conta il turismo itinerante.
Ecco, quanto contiamo effettivamente?
In ogni convegno i numeri si accavallano, si rincorrono, si gonfiano ma non arrivano mai ad essere tali da “preoccupare” nessuno, se non inorgoglire noi stessi. Ma noi contiamo per quanti siamo o per la forza che riusciremmo ad avere?
A mio avviso dovremmo confrontarci seriamente con il resto della popolazione italiana che potremmo, anzi dovremmo, coinvolgere.
Ed è proprio a questo proposito che avanzai la proposta, così come l’avanzo adesso, di organizzare una raccolta di firme per un referendum che miri alla riattivazione del Ministero del Turismo.
Sono fermamente convinto che la ragione della crisi del nostro turismo stia nel fatto che manca oggi in Italia una politica turistica coordinata.
In questo momento noi organizzazioni nazionali (insieme peraltro a tutto il mondo del turismo) non sappiamo più chi sia il nostro interlocutore.
Da quando il referendum degli anni '90 ha abolito il ministero del turismo, e dopo che nel 2001 la riforma del titolo V della Costituzione ha affidato esclusivamente alle Regioni la competenza in materia di turismo, noi siamo rimasti senza un interlocutore. Da un lato, perché il ministero è stato chiuso ed è stato trasformato in una Direzione generale del turismo che è via via passata dalle dipendenze della Presidenza del Consiglio a quelle del Ministero delle attività produttive, senza alcun sottosegretario di riferimento. Dall'altro lato, la singola politica turistica di una regione non è affatto concordata con quelle delle altre regioni, creando di fatto una realtà molto frammentata.

Sono 500.000 le firme che bisognerebbe raccogliere perché il referendum possa essere richiesto, e se è vero che solo i campeggiatori (tende, caravan e camper) in Italia sono più di 8.000.000 il risultato dovrebbe essere scontato.
Pensate se le sole Organizzazioni Nazionali si organizzassero per la raccolta delle firme in tutte le piazze d’Italia.
Avremmo un ritorno d’immagine immediato (certamente un camper con veranda aperta nella piazza di un comune sarebbe sicuramente più visibile di un qualsiasi anonimo gazebo), per una motivazione di interesse pubblico, alla quale (non potrebbe essere che così) dovrebbero dare assenso sia i politici di destra che quelli di sinistra.
A quel punto (per me realizzabile) conteremmo almeno tanto da poter organizzare un referendum. E non mi sembra poco.
Diamoci da fare allora, tutti insieme, senza individualismi per il bene del nostro turismo, della nostra nazione e del nostro turismo itinerante che avrebbe immediatamente maggiore credibilità.
Io sono pronto a partire per questa iniziativa che nessun altro, almeno da quanto sembra, vuole portare avanti.
Sono certo, in caso di vittoria, che nessun Assessore piemontese, come incredibilmente successo in occasione delle olimpiadi invernali, avrebbe risposto alle organizzazioni interessate:
“A me del turismo itinerante non me ne frega niente!”
Nessun dorma, allora, diamoci da fare. Tutti insieme contro l’imbecillità di chi ci contesta.

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di Ivan Perriera
nr. 27
aprile 2006

Interpretazioni sbagliate

Stiamo diventando una moltitudine di mezzi ricreazionali ed i problemi di parcheggio stanno aumentando più velocemente delle nuove immatricolazioni.
Dobbiamo fare di tutto per ottenere una regolamentazione più seria e precisa per la sosta delle autocaravan, anche perché quella attuale è tutto tranne che precisa e chiara, ma intanto…
Da una parte la famosa frase che i concessionari dicono ai nuovi acquirenti: “acquistando il camper, potrai godere di una libertà assoluta senza avere più problemi di viaggio, pernottamento ed altro”; dall’altra l’acquirente che interpreta (o crede di farlo) questa frase come una sorta di liberatoria che gli permetterà di parcheggiare ovunque vorrà. Poi ancora, e non finirà mai, la cattiva interpretazione dell’articolo 185 (del Codice della Strada) che sembra voler convincere tutti che le autocaravan sono equiparate alle autovetture, quando poi lo stesso articolo recita: “fatto salvo gli art. 6 e 7 del c.d.s.”, che autorizzano invece i Sindaci ad emettere ordinanze contro determinate categorie di autoveicoli.
Tutti aspetti che singolarmente sono sacrosanti ma che vengono interpretati a seconda della convenienza.
I Concessionari, giustamente, affermano quello che è lo spirito del camper e del viaggiare con esso. Acquistando un camper sarai libero di poter trovare uno spiazzo adatto per la notte in caso di necessità… Ma mai a nessun Concessionario ho sentito dire: “Con il camper non dovrai mai andare in campeggio”. E d’altronde, perché dovrebbe dirlo… E’ frequente sentire qualche camperista che afferma, dal canto suo: “io in campeggio non vado! Ho comprato il camper apposta per non pagare i campeggi!”
Risulta del tutto evidente come si tratti di una errata interpretazione del concetto di libertà.
Personalmente, e lo sostengo da anni, penso che il camper ti permetta, in casi eccezionali (una sosta veloce durante un viaggio di trasferimento, in caso di ritardo di viaggio che non ti permette di arrivare a destinazione, ecc.), di dormire, assieme alla tua famiglia, in qualsiasi area di servizio di un’autostrada, in un parcheggio cittadino, lungo una spiaggia, senza dover avere l’assillo della prenotazione o l’urgenza di andare a trovare un albergo o pensione che abbia la camera disponibile.
Se non hai il camper, in un caso come quello appena descritto, rischi di fare 120 km. inutilmente per cercare una camera libera a Milano per poi trovarla a Pavia (com’è successo a me in occasione della BIT). Eccola la forza del camper (ed il mio, nell’occasione di Milano, l’ho desiderato immensamente). Decidere di dormire per trascorrere la notte (e non campeggiare) e poterlo fare ovunque tu sia.
Se di questa sosta si tratta, non esiste vigile che ti multi senza averti prima chiesto di andar via (le eccezioni confermano la regola). Ma se devo trascorrere qualche giorno di vacanza insieme alla mia famiglia, dopo che ho speso 55.000,00 in un camper, perché dovrei rifiutare il concetto di un campeggio, sicuro e tranquillo, senza discoteca, né parco giochi o acqua scivoli, a buon prezzo (diciamo 20,00/30,00 euro a notte?). Magari se sono stato bravo o se mi sono documentato, avrò trovato quello più adatto alle mie possibilità. Se invece voglio: Il campeggio di 190.000 mq, con venti parchi gioco, tre piscine, minigolf, attacco dell’acqua ad ogni piazzola; discoteca, trenino, lavatrice e tanto altro allora, allora dovrò pagare la cifra che mi viene richiesta senza lamentarmi del caro campeggio, visto che ho scelto il meglio che il mercato mi offre, e senza remore per quello che ho speso.
E allora, visto che le vacanze arrivano solo una volta all’anno io voglio godermele in pieno o come turista itinerante (in quel caso avrò investito in gasolio) o come stanziale.

Si, ma in un bel campeggio o in una bella area di sosta curata e controllata e che mi soddisfi a pieno.
Interpretiamo il nostro turismo in modo corretto
 

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di Ivan Perriera
nr. 28
luglio 2006

Ah, se i Sindaci “anzitutto” fossero ben consigliati!
 

Ma di chi è la colpa (a parte del primo firmatario) se un sindaco, magari appena insediato, emette delle Ordinanze di divieto fuori Legge?
Se andiamo a fondo della questione arriveremmo a cercare un secondo, a mio avviso maggiormente responsabile, colpevole.
Chi è il funzionario preposto ad informare il sindaco, su ciò che è in linea con il Codice della Strada e su cosa non lo è, se non il Comandante della Polizia Municipale, il più delle volte funzionario e dirigente dello stesso Comune?
Ogni comandante di polizia municipale conosce a menadito il Codice della Strada così come ogni parroco conosce il Vangelo eppure… Eppure, a volte e davanti a certe delibere di divieto sorge il dubbio che questa conoscenza sia solo ipotetica.
Non possiamo pensare, e non lo penso neppure io, che ogni singolo comandante di polizia municipale possa essere così ignorante riguardo agli articoli del C.d.S. (Codice della Strada) che regolamentano la sosta e la circolazione delle autocaravan, anche perché nel caso specifico parliamo di un solo articolo (il 185) che poi richiama gli art. 6 e 7 e relativi comma.
Allora, se scartiamo l’ipotesi dell’ignoranza le possibilità restano soltanto tre:
La prima, che il funzionario di polizia, uno volta interpellato dal sindaco, esprima il suo parere negativo sul divieto alle autocaravan;
la seconda, che il funzionario di polizia, una volta interpellato dal sindaco, esprima il suo parere positivo;
La terza è uguale alla prima ma il risultato è completamente diverso.
Nel primo caso ci troveremmo di fronte ad un funzionario integerrimo che avvisa il sindaco sulle possibili incongruenze del divieto ma che dimostra, se il sindaco emette comunque l’ordinanza, di non avere il carisma e l’autorevolezza che un comandante della polizia municipale, a mio avviso, dovrebbe avere.
Nel secondo ci troveremmo davanti ad un Funzionario che per motivi personali (parlo, ovviamente, solo di simpatie o antipatie nei confronti dei camperisti e non di supposte connivenze con gli albergatori) appoggia la delibera del sindaco in modo da non gestire il turismo itinerante nella zona di sua competenza.
Nel terzo caso, il più diffuso per fortuna, ci troviamo davanti ad un Comandante e Funzionario comunale che, una volta interpellato dal Sindaco, esprime il suo parere negativo, fa valere le sue argomentazioni e suggerisce una soluzione per la gestione del flusso turistico itinerante che non sia figlio di divieti sconclusionati ma di intelligenti e produttive alternative ad un “semplicistico” divieto alla circolazione o alla sosta delle autocaravan.
Quando ci troviamo in presenza di amministratori, Sindaco e Comandante di Polizia Municipale, intelligenti e lungimiranti i divieti scompaiono, facendo emergere soluzioni che promuovono il territorio ed arricchiscono la comunità; quando invece, a mio avviso, ci troviamo in presenza di amministratori senza inventiva, preparazione o conoscenza del settore allora i divieti prolificano come prolifica la mamma degli idioti che è sempre incinta, a dispetto di ogni minima forma di sviluppo e ricchezza del proprio territorio.
Ogni riferimento a persone o luoghi è puramente casuale… ma indicativa.

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di Ivan Perriera
nr. 29
ottobre 2006

Dalla padella alla brace

Se c’è una cosa della quale possiamo vantarci noi camperisti è che l’ultimo dei nostri pensieri è la politica.
Poco importa se il governo è di centro, di sinistra o di destra, quello che vorremmo vedere è un politico vicino alle nostre posizioni, al nostro tipo di vivere il turismo.
Ma nonostante qualche breve segnale (il più delle volte solo pre-elettorale) non siamo mai riusciti ad ottenere niente di concreto.
Adesso, però, abbiamo un interlocutore, il Vice Presidente del Consiglio (mica cotica) è stato “investito” di una bella “Delega al Turismo”.
Che sia la volta buona. Vuoi vedere che, a prescindere dalle nostre convinzioni politiche, questa volta c’è andata bene? Ed allora vai, cominciamo a sperare!
Ma non facciamo a tempo a felicitarci per l’innovativa intuizione che subito ti arriva la prima preoccupante “batosta”.
Partono i lavori della finanziaria e i primi punti sono tutti a nostro sfavore.
La tassa di soggiorno, 5,00 euro a persona, e quello che è più insopportabile, a carico di tutti, benestanti o meno, proprietari terrieri o contadini, miliardari o disperati che per andare in vacanza hanno dovuto chiedere un prestito.
Niente nuovi investimenti, quindi, né proposte di miglioramento dei servizi, di “riconoscimento” del nostro turismo.
Tutti quanti, chi più chi meno, ci siamo lamentati che i servizi nel nostro paese sono fra i peggiori d’Europa, che i camper non è stato mai considerato a sufficienza; ed ecco che i nuovi Ministri fanno in modo che Lunardi venga riabilitato immediatamente.
Vi ricordate la contestazione nei confronti di Lunardi quando disse al salone nautico di Genova: “Sono soddisfatto di questa manifestazione così gli italiani andranno in barca anziché andare in camper”? Tutti noi, di sinistra o di destra, condannammo le parole di quello che all’epoca ci sembrava il
“Lupo Nero” pronto a sbranare i poveri turisti itineranti.
Da più parti si levarono proteste per l’ignobile affermazione di un Ministro che avrebbe dovuto avere uguale rispetto per tutti i turisti. Tutti eravamo
sconvolti…
Adesso sarebbe esagerato dire che la destra ha perso le elezioni per la contestazione dei camperisti italiani ma certamente quel Ministro non ci
voleva bene…!
Ma quelli di adesso ce ne vogliono?
Non saprei dirlo, certo è che, nonostante nei convegni si riempiano tutti la bocca dichiarando che il turismo è la prima azienda italiana, sembra che
siamo finiti “dalla padella alla brace”.
Speriamo che mi sbagli.
 

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di Ivan Perriera
nr. 30
Dicembre 2006

Auguri, banalità alle quali aggiungere concretezza.
 

Se nell’inviare gli auguri riusciremo a dare sostanza alle nostre parole allora, questo Natale riuscirà ad essere più carino e sincero, concreto ed immediato di quanti, fino ad oggi, ne abbiamo vissuto.
Quando ti avvicini alle Feste natalizie i sentimenti esplodono, i sorrisi si sprecano, gli affetti rinascono.
Ma il Natale deve essere concretezza che va oltre quelle strette di mano che dimentichi nello stesso momento di perdere il contatto fisico con il tuo interlocutore.
Per la nostra concretezza lasciatemi ricordare tutto quello che siamo riusciti a fare per il nostro settore, con progetti condivisi o supportati anche da altre organizzazioni.
La prima intuizione, ormai diventata una costante nel nostre settore, è stata quella del Camperstop. Già dal 1996 avevamo compreso che i campeggi si stavano allontanando sempre di più da quella che era la necessità dei camperisti. Non eravamo ancora entrati nell’era dell’€uro, ma il problema già esisteva.
Al ritorno da un viaggio in Inghilterra, patria delle cosiddette “Farm” abbiamo pensato di sfruttare gli agriturismo per il parcheggio dei turisti itineranti.
Abbiamo realizzato, anche in questo caso un cartello stradale, abbiamo firmato un accordo con la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) ed è nato così Agricamp.
Il cartello è stato presentato alle tre confederazioni degli agricoltori in occasione della prima edizione di Agri@tur di Arezzo.
Un progetto all’anno, questo il limite che ci siamo posti per evitare di mettere troppa carne al fuoco, e così siamo passati ad un'altra idea che si sta rivelando vincente. Per la prima volta siamo riusciti a poter offrire ai comuni una contropartita tangibile nei confronti della loro disponibilità.
Il Comune Amico del Turismo Itinerante, sono già più di 20 i comuni che hanno accettato di entrare a far parte del circuito nazionale che vogliamo promuovere a discapito di quei comuni che ci osteggiano.
E adesso il progetto con le Aziende Ospedaliere: CamperAssistance, con il quale chiediamo alle ASL di tutta Italia di verificare la possibilità di predisporre degli spazi all’interno del parcheggio o, comunque, accogliere in sosta, per i mezzi dei familiari dei ricoverati gravi presso le Vostre strutture dove, a seguito di opportuna regolamentazione che prevede una regolare richiesta da presentare all’Ufficio Relazioni con il Pubblico (o equivalente) indicando il nome e cognome del familiare, targa del veicolo, assicurazione e motivo della richiesta, gli stessi familiari possano parcheggiare i propri Camper all’interno della vostra struttura per offrire la giusta assistenza ai parenti ricoverati.
Tale procedura permetterà anche un più facile controllo e registrazione dei veicoli itineranti presenti nei parcheggi ospedalieri per giustificati motivi.
A breve avremo, anche di questo, uno specifico cartello stradale come successo per i precedenti progetti.
E’ con questo lavoro che vi invio i nostri migliori auguri di buone feste.
 

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di Ivan Perriera
nr. 31
febbraio 2007

Non preoccuparti di ripulire, tanto l’unico che ti vede è la tua coscienza

Più vado in giro per l’Italia e più mi rendo conto di quanti comuni hanno provveduto a costruire dei pozzetti di scarico per permettere ai camperisti di usufruire di strutture idonee per lo svuotamento dei proprio serbatoi.
Ogni Ufficio Tecnico trova soluzioni diverse e così possiamo godere di aree ogni volta diverse, pozzetto ad imbuto, griglia passante, griglia quadrata, con coperchio, senza griglia, ecc..
Tutti, però, hanno un minimo comune denominatore.
Le “tracce” di utilizzatori poco attenti a lasciare il pozzetto meglio di come è stato trovato.
Sembra quasi che prendere il proprio tubo dell’acqua per risciacquare il pozzetto sia diventata una pratica poco diffusa.
Sia nel caso di impianti più classici (wc nautico), che in quelli più moderni (cassetta Thetford), il camperista (opps, il proprietario di camper), riesce ad andar via senza pulire.
Ed il sistema praticato è sempre lo stesso.
Scarica, si guarda attorno e scappa via senza che nessuno l’abbia visto.
Magari, prima di fuggire, utilizza il rubinetto della fontanella presente per risciacquare abbondantemente la propria cassettina (il più delle volte, infilando il rubinetto all’interno del tubo di scarico), ma attaccare il tubo per lasciare pulito il pozzetto… quello no, troppo lavoro.
Ed allora, ecco che questi luoghi, faticosamente ottenuti, diventano delle vere e proprie cloache con residui di carta, guanti usa e getta utilizzati per le operazioni di scarico e residui organici che avrebbero dovuti essere “spinti” con un adeguato schizzo d’acqua.
Coloro i quali, leggendo queste righe, penseranno che ho esagerato, sono invitati a fermarsi nei pressi dei suddetti pozzetti, lasciare socchiusi gli oscuranti e verificare la veridicità di questa mia denuncia.
Denuncia che potrebbe essere fatta a tanti enti o istituzioni ma, in questo caso, il risultato sarebbe soltanto quello di far chiudere questi indispensabili punti di scarico.
Il problema, come al solito, è di fondo e dipende soltanto da noi utilizzatori.
Ecco perché, in ogni pozzetto, installerei un cartello con la scritta: “Non preoccuparti di ripulire, tanto l’unico che ti vede è la tua coscienza”.
La speranza che questi individui ignobili abbiano rispetto almeno della loro coscienza.

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di Ivan Perriera
nr. 32
aprile 2007

L’elefante in cristalleria

Forse sarà la mia stazza, o la consapevolezza di essere ingombrante, oppure la percezione di essere diventati davvero tanti; fatto sta che più passa il tempo e più mi rendo conto che dobbiamo ricordarci di essere discreti e poco ingombranti in tutte le nostre manifestazioni.
Delicati come se un elefante dovesse entrare in cristalleria.
Così come il nostro enorme amico ha diritto di entrare ovunque, anche il camperista deve avere il diritto di andare dove gli pare e con queste mie parole voglio contestare tutti i divieti del mondo.
Dobbiamo però tenere presente che, come il nostro elefantiaco animale è “condannato” a muoversi con la massima attenzione e delicatezza, anche il camperista è “obbligato” ad essere discreto nelle manovre, nei parcheggi, nella scelta della posizione.
Se un cagnolino si sdraia sotto la poltrona del proprio padrone non da fastidio a nessuno ma se il nostro pachiderma in questione decide di sdraiarsi al centro della pista di un circo riesce ad essere, senza volerlo, al centro di mille polemiche o ad essere additato come una presenza fastidiosa.
Eppure lui non ha fatto altro che adeguarsi al comportamento del suo amico cagnolino!
Nello stesso modo, se una piccola utilitaria parcheggia con una ruota sul marciapiede di un lungomare affollato (impedendo magari il passaggio ad un disabile) non da fastidio a nessuno, ma se un camper parcheggia all’interno delle strisce, parallelamente al marciapiede sul quale ogni cittadino (anche in carrozzella) può passare… apriti cielo! CHIAMATE LA POLIZIA! CACCIATE QUEL CAMPERISTA CHE DETURPA IL PANORAMA! METTIAMO I DIVIETI IN TUTTA LA PIAZZA.
Quanto scritto finora rappresenta la realtà delle nostre uscite settimanali ed è diventata una costante per tutti i camperisti che non vogliono servirsi di strutture recettive (quando ci sono).
Consci della “pesante” similitudine dobbiamo impegnarci tutti a tenere presente quelli che sono gli ingombri dei nostri mezzi per evitare di urtare la suscettibilità di chi, non rendendosi conto che noi siamo ingombranti per costruzione, si sente soffocare dalla presenza dei veicoli ricreazionali.
Un altro esempio per parlare della nostra incolpevole dimensione potrebbe essere fatto nel campo della meteorologia.
Da qualche anno, sempre più spesso, sentiamo parlare della temperatura effettiva e quella percepita.
Sono tante le motivazioni che aumentano la sofferenza dei cittadini ma poco c’entra l’effettiva temperatura.
Ecco, tutti quanti dovremmo impegnarci a far capire, a chi non ci conosce, che il camperista viene “percepito” in modo sbagliato, come il caldo dell’estate, e che chi non ci vuole ci attacca solo per la “percezione” di disturbo che i nostri ingombri creano a taluni individui.
Dobbiamo ancora lottare per far capire a tutti che il turista itinerante è l’anima stessa del turismo e sono convinto che, da parte nostra, basta un po’ d’attenzione in più per lasciare un ricordo piacevole del nostro passaggio; se non altro, per fare in modo che chi ci ha ospitato in nostra assenza possa rimpiangere la nostra partenza.

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di Ivan Perriera
nr. 33
giugno 2007

Sindacati di categoria

Fino a quando i sindacati dei lavoratori “viaggiavano” singolarmente, cercando di scalfire il muro delle istituzioni, i risultati erano sempre stati modesti.
Poi un bel giorno “la triplice” (CGIL, CISL e UIL), pur lasciando immutata la propria indipendenza, ha deciso di sedere in modo compatto al tavolo delle trattative con il Governo.
Si trattava di contrapporsi alle Istituzioni con il solo scopo di difendere i diritti dei lavoratori. Di tutti i lavoratori, a prescindere dalle ideologie politiche o l’estrazione sociale degli stessi.
I vari leader, stanchi di essere inutilmente corteggiati dai vari politici, si sono presto resi conto che da soli non si poteva lottare contro il “potere”, capace di chiudere tutte le trattative con una stretta di mano, il più delle volte ipocrita ed inutile per il fine che un sindacato avrebbe dovuto avere.
In tre, con provenienze politiche diverse e polivalenti, l’astuto politico non ha potuto più “accattivarsi” la simpatia di ognuno dei singoli rappresentanti sindacali.
Allo stesso modo, anche noi, dovremmo cominciare (e siamo in netto ritardo) a convincerci che le Organizzazioni a carattere nazionale (Unione Club Amici, Confedercampeggio ed ACTI Italia), che non possono essere confuse con i grossi Club che pure vantano iscritti su tutto il territorio nazionale (fra i più grandi, con queste caratteristiche, ricordo il Camper Club la Granda, l’Assocampi di Roma, il Coordinamento Camperisti, il Campeggio Club Adriatico o il Camper Club Italia), dovrebbero chiedere un incontro SERIO al Governo per trattare in modo globale i problemi che affliggono il settore, fuori dai convegni o dalle apparizioni di facciata.
Non sono molti i nostri problemi ma, anche se pochi, cominciano ad essere imbarazzanti.
Prima di tutto dobbiamo avere la consapevolezza che il nostro settore ha bisogno di essere seriamente considerato e gestito a livello “centrale”, prima di tutto, per poi arrivare alle singole regioni.
Non si può pensare, infatti, che centinaia di migliaia di famiglie (se consideriamo i turisti itineranti in caravan i numeri diventano enormi) siano gestite da Governatori Regionali che si trovano nelle condizioni di doversi inventare tutto, per l’assoluta mancanza di norme specifiche per il nostro turismo.
Ci vogliono, prima di demandare il problema a livello locale, regole chiare, se volete generali, per la gestione corretta e condivisa del settore.
Abbiamo bisogno, insomma, di regolamentare il nostro modo di fare vacanza affinché si possano gestire i sindaci proibizionisti e gli utenti “avventori” siano essi occasionali (noleggio) o maleducati.
Per tutto questo, a mio avviso, dovremmo riunirci in una sorta di “triplice” del settore per il bene di tutti i turisti itineranti evitando gli individualismi, che pure devono continuare ad esserci per la gestione delle singole organizzazioni.
 

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di Ivan Perriera
nr. 34
luglio 2007

Toglietemi tutto ma non il mio… camper

Sembra, ma è solo un’impressione, il “remake” di una nota pubblicità che presenta persone rispettabilissime, che diventano idrofobe non appena qualcuno cerchi di utilizzare l’oggetto a loro più caro.
La stessa trasformazione la subisce il camperista al momento di ricevere, da qualche parente, la richiesta di poter utilizzare, sia pure solo per un attimo, l’amato veicolo itinerante.
I camperisti siamo soggetti gentilissimi, che offrirebbero senza ipocrisia i propri appartamenti per ospitalità a lungo periodo, ma che si trasformano in mr. Hyde quando, immersi nel loro peregrinare, apprendono di ricevere la visita di qualche parente e relativa prole.
Nostri nipotini che, se incontrati a casa, durante le feste comandate, vengono definiti appena irrequieti ma che si trasformano in “insopportabili teppisti” se devono raggiungerci al mare, durante le nostre vacanze.
Già dalla mattina la famiglia del camperista si mette sul piede di guerra iniziando le riunioni di famiglia, per preparare una strategia di difesa nei confronti degli “invasori”.
Si impartiscono lezioni precise ai nostri figli: “mi raccomando, quando arrivano i tuoi cugini non salite sul camper”, “non t’azzardare a voler giocare al Monopoli in camper”, “Non si va in bagno”, “la pipì si fa nei bagni del campeggio (oppure al mare)” e così via.
Ecco, il nostro sogno, fattosi realtà, è diventato intoccabile.
Eppure, fino ad un minuto prima della comunicazione della “gradita” visita eravamo le persone più gentili al mondo. I convenevoli si sciupavano per invitare a cena gli amici, parcheggiati a fianco, e senza nessuna preclusione alla partecipazione dei loro figli!
Ma perché? Perché loro hanno il loro camper e non ci chiederanno mai di utilizzare il nostro!
Quanto sopra succede anche quando portiamo la macchina a fare il tagliando, o in carrozzeria, e se al momento del ritiro troviamo sul tappetino dei rimasugli di fili di corrente (capita montando l’autoradio), una “ditata” di grasso vicino al cruscotto, nessun problema, portiamo la macchina al lavaggio e tutto finisce lì.
MA SE AL MOMENTO DI RITIRARE IL NOSTRO CAMPER (magari dopo che il buon operaio ha dovuto fare dei lavori mille volte più complicati di un semplice tagliando) TROVIAMO GLI STESSI FILI O LA STESSA “DITATA” DI GRASSO SUL CRUSCOTTO… ALLORA E’ LA GUERRA!
Con immediata e ferma protesta chiediamo spiegazione al nostro concessionario per una simile incuria minacciandolo di cambiare officina nel caso in cui non si dovesse trovare una soluzione immediata.
Anche in questo caso, la nostra reazione (o se volete esagerazione) non stata causata da motivi particolari ma dall’amore esagerato che abbiamo del nostro camper.
Camper: Quel guscio che racchiude i sogni della nostra famiglia, lo scrigno all’interno del quale vogliamo vivere con i nostri cari, senza intrusioni di alcuno (l’unica eccezione è rappresentata dai nipotini), anche se questo qualcuno è un nostro parente stretto al quale dobbiamo far capire che il camperista vorrebbe gridare al mondo: toccatemi tutto ma non il mio… camper.

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di Ivan Perriera
nr. 35
ottobre 2007

Cari Ministri
ADESSO BASTA!

Il popolo dei turisti itineranti, e soprattutto dei “Camperisti”, da anni è costretto a lottare contro divieti illegittimi, ad una ingiustificata carenza di strutture recettive e ad una totale assenza di regolamentazioni chiare ed esaustive, dovendo prestare il fianco a quanto dettato dall’art. 185 del Codice della Strada, troppo spesso interpretato in modo errato, che altro non fa che generare assurdi divieti alla sosta e circolazione delle Autocaravan.
Fino ad oggi abbiamo pensato che il nostro settore fosse stato “emarginato” a causa dei tanti impegni governativi (siamo fra le poche “categorie” che possono affermare, senza paura di smentita, di essere stati ignorati dai governi di “centro”, “destra” ed adesso anche “sinistra”) anche se non ne abbiamo mai compreso il perché!
Il turismo itinerante porta ricchezza, turismo e presenze su tutto l’arco dell’anno ma questo sembra interessare a tutti tranne che al Governo.
Ecco, adesso, che al danno della scarsa considerazione verso il settore si aggiunge la beffa: all’inaugurazione del 14° Salone Internazionale del Camper, Caravan, Campeggio e Turismo all’Aria Aperta, denominato “MONDO NATURA”, che si è svolta a Rimini il giorno 8 settembre scorso, l’intero comparto del turismo itinerante è stato IGNORATO dall’intero Governo.
Né Voi, Egregi Signori Ministri (direttamente interessati), né il Presidente del Consiglio (o uno dei suoi Vice) avete ritenuto di partecipare o, perlomeno, di inviare un vostro “sottosegretario” o uno “straccio” di un politico di riferimento.
Così, mentre all’inaugurazione del Salone dell’Automobile di Torino o del Salone Nautico di Genova o, ancora, della BIT di Milano si “esagera” con le rappresentanze governative, a “Mondo Natura” tutti noi (Costruttori, Allestitori, Accessoristi e, soprattutto, Utenti) siamo stati completamente ignorati, a dimostrazione di quanto il nostro settore sia bistrattato.
Da anni cerchiamo di mitigare le proteste degli utilizzatori, ormai furibondi, garantendo loro di supportare le loro richieste sia come Stampa che come Associazioni di categoria.
Purtroppo, però, il risultato delle nostre interpellanze è tutto nella vostra irrispettosa assenza all’apertura del salone di Rimini.
Sono certo, gentili Ministri, che vorrete comprendere quanto tutti noi siamo offesi, amareggiati e, soprattutto, delusi da questa inspiegabile “latitanza” che non può essere accettata da nessuna dalle oltre 180.000 famiglie che usano le autocaravan o dai milioni che ogni anno utilizzano le caravan o altri veicoli itineranti.
Noi, fin qui, persone di buon senso, abbiamo evitato manifestazioni che avrebbero bloccato Roma ma forse, visto il vostro silenzio, chi chiede da anni una manifestazione popolare non ha tutti i torti nel ritenere indispensabile una forte contestazione di massa.
Attraverso le pagine di questa rivista, saremmo lieti di pubblicare una vostra risposta informandovi che l’esasperazione dei turisti itineranti è arrivata al culmine e che non potremo trattenerli a lungo.

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di Ivan Perriera
nr. 36
dicembre 2007

I Governi guardino alla base

Praticità, un semplice sostantivo che riguarda la pratica, che consiste nel mettere in pratica… insomma la base delle necessità di ogni singolo cittadino.
E per noi, turisti itineranti o campeggiatori in genere, sembrerebbe semplice, attraverso la praticità, risolvere TUTTI i nostri problemi.
Come spesso succede, però, i problemi meno complessi sono anche gli ultimi ad essere affrontati o considerati da chi, invece, possiede la possibilità di risolverli.
Le nostre stesse richieste, ad esempio, molte volte complicano la realizzazione di progetti altrimenti più semplici e banali complicandone, senza accorgercene, la realizzazione.
Un esempio è quello della richiesta di aree di sosta attrezzate.
Quasi mai chiediamo la semplice realizzazione di un pozzetto di scarico (allaccio alla rete idrica e fognaria) preferendogli una richiesta più articolata di un’area polivalente che possa servire anche a... ecc., ecc..
Gli stessi Amministratori che contattiamo sembrano sempre più disponibili alla realizzazione di progetti faraonici alla messa in opera di un “semplice” pozzetto di scarico.
Ma nella pratica, cosa ci serve nell’utilizzo quotidiano del nostro vivere il turismo? Una colonnina dove poter fare acqua e un pozzetto collegato alla rete fognaria. I parcheggi (e non i posti dove “campeggiare”), se vogliamo, li troviamo quasi ovunque senza difficoltà.
Ecco che, allora, in attesa del compimento di progetti importanti, noi non abbiamo la possibilità di utilizzo di quanto più utile.
L’Umbria, ad esempio, è ricca di sevizi e ogni comune, seppur piccolo, ha un “punto camper” che possa offrire a tutti i turisti di passaggio un minimo (per noi il massimo) di servizi.
Allora, mi chiedo se non è meglio abbassare il tiro delle nostre richieste a favore di una Legge che obblighi tutti i comuni a realizzare un “camper service” (indispensabile anche per i bus turistici) senza dover investire somme enormi per progetti ancor più grandi, che, tra una legislatura ed un’altra, o fra una crisi comunale e l’altra, si perdono fra la burocrazia che caratterizza le nostre amministrazioni.
Non sarebbe molto meglio che tutti noi portassimo avanti progetti più pratici, rispetto ad altri (magari più eclatanti e altisonanti)?
E, per finire, non sarebbe molto meglio puntare ad avere, ancor prima delle Aree Attrezzate (che se non gestite diventano dei vergognosi ghetti dove, il più delle volte ci costringono a parcheggiare) dei “camper service” curati, controllati e ben costruiti?
Se i Governi, ad esempio, avessero guardato alla base, non è forse vero che negli anni, più che sentire chiacchiere o progetti, avremmo visto realizzati molti più progetti semplici ma utili ed indispensabili per gli utilizzatori?
Se quanto sopra è vero, allora tutti noi dobbiamo riflettere ed intervenire con richieste molto più concrete, pratiche e facilmente realizzabili, chiedendo ai Governi (centrale o regionali, poco importa) la realizzazione di quello che è più indispensabile per la totalità degli utenti, di qualsiasi settore essi siano.
Con questo pensiero chiudiamo questo lungo e difficile anno nella speranza di affrontare il prossimo con maggiore entusiasmo e concretezza pari solo agli auguri che, di cuore, invio a voi ed alle vostre famiglie.

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di Ivan Perriera

nr. 37

febbraio 2008

Un sasso sopra un sasso

Siamo in netto ritardo, anni ed anni a guardare come il nostro turismo si espandeva, preoccupandoci solo di gongolarci di questa crescita che è diventata anche il nostro problema.
Nessuno di noi si sarebbe mai immaginato che i numeri diventassero così importanti, alcune centinaia di migliaia di Turisti itineranti diventati oggi “un popolo”.
A quanto sopra bisogna aggiungere la consapevolezza che nel nostro settore si sono “rifugiati” molti altri turisti che con l’attività di campeggio poco c’entravano.
Famigli di turisti “alberghieri” hanno scelto la vita all’aria aperta investendo i propri soldi in caravan o camper a discapito dei viaggi “pensione completa” diventati ormai impossibili per una famiglia di quattro persone.
La crisi economica, l’arrivo dell’euro e gli aumenti incontrollati, hanno fatto sparire le vacanze mensili trasformandole in fugaci vacanze settimanali se non timide uscite fuori porta nei weekend.
Da ciò, chi ha potuto, si è riversato nel nostro settore.
Risultato: Esplosione delle poche, e a volte inadatte, aree di sosta attrezzate, congestione delle strutture recettive (soprattutto nei mesi di luglio ed agosto) e aumento dei divieti.
Anche le caravan, che fino a qualche anno fa erano considerate semplicemente dei “gusci” da parcheggiare all’interno dei campeggi per le ferie stagionali (da aprile ad ottobre), a causa dell’esplosione dei prezzi, hanno deciso (finalmente) di imitare i nostri colleghi del nord Europa trasformando la propria caravan dal giaciglio estivo “stanziale” al mezzo itinerante che, alla pari dell’autocaravan, può offrire svariate possibilità.
Siamo in ritardo, quindi, ma passo dopo passo stiamo cominciando ad ottenere successi importanti per il nostro settore.
Da qui al 2011, grazie al Decreto Ministeriale “Di Pietro”, tutte le aree di servizio superiori a 10.000, provviste di ristorante o officina, avranno l’obbligo di installare delle aree attrezzate con camper service, pena (e questa è la novità) una salata multa e, in caso di recidività, la sospensione della concessione stessa.
Questo varrà anche per le grosse stazioni di servizio al di fuori della rete autostradale.
Sta a noi, adesso, cercare quella collaborazione troppe volte auspicata e mai messa in pratica.
C’è chi vorrebbe vedere realizzati tutti i progetti immediatamente ma Roma non è stata fatta in un solo giorno.
Pazientemente, negli anni, le meraviglie della città eterna sono state costruite con cura “un sasso sopra un sasso”.

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di Ivan Perriera
nr. 38
luglio 2009
 

Verso l’estate

Ci lasciamo alle spalle uno degli inverni più difficili di questa ultima generazione. Crisi economica ed occupazionale si sono impadronite delle nostre vite senza nessun preavviso.

Prepotentemente siamo stati coinvolti dagli sbalzi di mercato a prescindere dall’effettivo coinvolgimento personale.

Tutti gli operatori del settore hanno dovuto modificare i propri piani di sviluppo adeguandosi per il passaggio della bufera economica.

Ma con la buona stagione, si sa, diventiamo tutti più ottimisti e le splendenti giornate di sole contribuiscono a fare aumentare le speranze di ripresa.

Chinati giunco che passa la piena.

La flessibilità richiesta dal momento ci obbliga ad essere cauti sulle ipotesi di ripresa che, per alcune grosse aziende del mondo dei motori, prevedono di rientrare ai dati di vendita del 2007 (ricordo che il settore era ancora in crescita) nel 2013.

Quella che stiamo attraversando (non possiamo ancora dire che l’onda d’urto della crisi sia finita) dovrebbe essere la fase acuta della recessione ma è anche vero che il periodo estivo è quello di maggiore concretezza del nostro settore e quindi bisogna sperare sulla ripresa del periodo estivo che andrà a completarsi con la prossima edizione di “Mondo Natura”.

Il nuovo management della manifestazione si sta muovendo con serietà e professionalità in un momento di estrema difficoltà e, i segnali che arrivano, sono decisamente confortanti.

Nel salutare, quindi, la vulcanica Gabriella Zoni, precedente Responsabile del “progetto” Mondo Natura, inviamo un grosso in bocca al lupo al nuovo project manager Angela Bellavista, che lavorerà in “staff” con il direttore generale di Rimini Fiera, Dott. Piero Venturelli, ed ai suoi collaboratori più stretti come Sonia Bodellini, confermata nel suo ruolo di Assistenza per gli espositori, e Luca Righetti, arrivato quest’anno, che avrà il ruolo di “Project Manager Assistant” per la sezione Luoghi.

L’Unione Club Amici, che sarà presente come sempre, vi aspetterà a braccia aperte presso il nostro stand garantendovi la simpatia e disponibilità di sempre.

Godiamoci, quindi, questo periodo estivo con la speranza di chi vede già la fine del tunnel nel quale da oltre un semestre siamo rimasti imbottigliati.

Ivan 

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nr. 39
novembre 2009

 

Piccole, semplicissime necessità

per il turismo itinerante

 

 

Se ci pensiamo un attimo, le difficoltà dei turisti itineranti sono rappresentate da problemi davvero piccoli e, se solo si volesse, facilmente risolvibili.

Ma in Italia, non è una novità riservata solo al nostro settore, tutto quello che potrebbe essere facile si complica.
Sarebbe sufficiente, ad esempio, riqualificare con spese minime aree di parcheggio già esistenti in tutte le città, per creare aree attrezzate per i veicoli itineranti.

Niente di difficile, alcune “colonnine” per la corrente elettrica fornite di regolare gettoniera per usufruire di un servizio indispensabile, un allaccio alla rete idrica ed uno, ancora più semplice, alla rete fognaria per l’indispensabile pozzetto di scarico.
Sembrerebbe facilissimo ma dopo un po’ ci si accorge che la semplicità dei progetti è uno dei rischi maggiori per la nostra “libertà”.

Libertà della quale tutti i turisti itineranti d’oltralpe possono godere liberamente in ogni più piccolo paesino, anche il più sperduto, che ha però capito quanto il turismo di movimento possa essere utile per l’economia dei piccoli centri.
Ma da noi no, non può funzionare così semplicemente. Molto meglio presentare alle amministrazioni comunali progetti colossali, con impegni di spesa elevatissimi (che sembrerebbero assurdi per ogni mente razionale – e, infatti, quasi mai portati a termine) con espropri assolutamente inutili e problematici.
In questo modo molti amministratori hanno modo di coinvolgere aziende di costruzione, impianti complicatissimi di depurazione e richieste di autorizzazioni pari a quelle necessarie per costruire gli aeroporti, facendo girare una serie di somme di denaro che diventano interessanti per tutti.
Molti di questi progetti faraonici, però, restano idee sulla carta e solo pochissimi vengono realizzati completandone le caratteristiche iniziali e così, dopo anni di gare d’appalto, permessi ed autorizzazioni, si ritorna al punto di partenza sperando che, nel frattempo, il sindaco ed i suoi tecnici comunali si siano resi conto di quanto piccole e semplici possano essere le necessità dei turisti itineranti realizzando quei minimi servizi che poi riescono a colmare tutte le necessità dei turisti itineranti.

 

Ivan Perriera

 

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